– Marco Travaglio a Viterbo. Ieri pomeriggio l’aula magna dell’università della Tuscia si è rivelata troppo piccola per contenere studenti e curiosi venuti ad ascoltare il giornalista del Fatto quotidiano.
Al termine, a margine della iniziativa, Travaglio intervistato parla anche di Filippo Rossi, candidato sindaco di Viva Viterbo, ieri presente all’iniziativa. I due si conoscono da tempo.
Che ne pensa della sua candidatura a sindaco?
“Penso che sia una bella cosa. È una persona libera, colta. Penso che uno che ha fatto politica in modo tangenziale, occupandosi così bene e approfonditamente anche di cultura, ecco, è merce rara.
La piazza è un luogo bellissimo. La piazza è nata prima del Parlamento come luogo fondamentale della democrazia. Però la protesta di piazza è un momento passeggero. È necessario trovare una via mediana tra l’accendersi come fiammiferi e lo spegnersi come dei morti. E le liste civiche, come quella di Filippo Rossi, sono la via di mezzo che serve, perché danno entusiasmo e rappresentano un momento cementificante tra le persone”.
Hanno ancora senso i partiti?
“Se diventano qualcosa di molto diverso da quello che sono diventati, certo che hanno senso”.
E cosa dovrebbero diventare per tornare ad avere un senso?
“Qualcosa di un po’ più leggero. Sono troppo pesanti, pensanti di soldi pubblici, pesanti di ricatti, pesanti di vecchie eredità e di notabili che si tengono intrecciati l’uno all’altro. Pesanti di interessi. Dovrebbero diventare qualcosa di più simile a quello che sono in America, cioè dei comitati elettorali che si riuniscono per le elezioni. Soggetti che pensano ed elaborano soluzioni e non poltrone”.
Non pensa che accanto alla crisi della politica stiamo vivendo anche una profondissima crisi della democrazia?
“Sì, sono due aspetti collegati. Il fatto che il presidente della Repubblica si presenti in parlamento a chiedere la fiducia per costringerlo a fare il governo che vuole lui, col programma che lui ha già deciso e con i ministri che deciderà lui è una scena che la dice lunga sulla monarchia incostituzionale in cui è stata trasformata surrettiziamente la repubblica parlamentare italiana”.



