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Gente di tutti i tipi che sa sognare ad occhi aperti

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Alfonso Antoniozzi

– Nani, ballerine, saltimbanchi, pifferai, menestrelli e sognatori.

Questi, in sostanza e per riassumere brevemente un paio di mesi di articoli letti qua e là, sono gli epiteti usati da vari giornalisti e commentatori per descrivere il gruppo di persone che si è raccolto intorno al movimento fondato da Filippo Rossi.

Ora, come molti di voi sapranno, Rossi mi ha scelto come possibile assessore alla cultura in caso di vittoria e quindi quello che sto per scrivere potrebbe aver profumo di conflitto di interessi, ma francamente anche se non fossi stato scelto come assessore sarei perlomeno molto incuriosito dalle idee che potrebbero scaturire da un gruppo formato dalle categorie suesposte.

I nani hanno una visione particolare delle difficoltà della vita, e sicuramente possono immaginare una città che sia perfettamente fruibile anche dai diversamente abili, mentre sappiamo benissimo che Viterbo ha tante di quelle barriere architettoniche e così poca disponibilità a venire incontro alle difficoltà di chi è fisicamente meno fortunato della maggioranza dei cittadini che, in tutta franchezza e allo stato dei fatti, un governo cittadino formato per una volta da gente piccola d’altezza ma non di vedute sarebbe un bel passo in avanti.

Le ballerine e i ballerini sono persone meravigliose che studiano anche dieci ore al giorno per dare l’impressione di aver vinto la forza della gravità e che sorridono anche quando ogni singolo legamento del loro fisico è invaso dall’acido lattico, per regalare al pubblico uno spettacolo meraviglioso e, allo stesso tempo, facendo sembrare tutto facile e divertente.

I saltimbanchi sono gente che sbarca il lunario tirando alla giornata, camminando sulle funi e sui trampoli ed eseguendo doppi o tripli salti mortali: affiderei loro immediatamente il bilancio di casa mia, figurarsi quello della collettività.

I pifferai, vi ricordo, sono capaci di incantare con il suono della loro musica anche i più pericolosi serpenti, e quindi tornerebbero utilissimi in quel covo di serpi in cui spesso si trasformano le sedute del consiglio comunale.

I menestrelli, che meraviglia. Da Omero in avanti, sono i depositari della nostra memoria storica e il loro mestiere è quello di conservarla e raccontarla alla gente. Quale migliore figura per prendersi cura della storia dimenticata della nostra città e per inventarsi mille modi per valorizzarla al massimo?

I sognatori, poi. Secondo molti politici, sognare è esempio di malgoverno. Eppure la storia, la cultura, la tecnica, la pittura, la scultura, l’industria, insomma il mondo così come lo conosciamo è stato formato e portato avanti da un pugno di sognatori, certo non da persone che son rimaste deste e coi piedi per terra. “Io ho un sogno” detto da Martin Luther King ha portato i neri d’America fuori dalle leggi razziali. Il sogno di Gandhi ha liberato l’India dal giogo britannico. Perfino Dio, se non fosse stato un sognatore, si sarebbe guardato bene dall’organizzare il creato che abbiamo sotto gli occhi.

Personalmente, se dovessi scegliere tra un gruppo formato da mezze figure, travet, burocrati, professionisti dell’inciucietto locale, amici degli amici, piccoli contabili, persone senza un filo di immaginazione onirica e un gruppo di sognatori, io sto coi sognatori, sempre.

C’è poi chi dice che questo è un gruppo di destra, che anzi è “la vera destra”. Se così fosse, allora mi sono ritrovato a destra senza accorgermene e devo riconoscere che la “vera destra” ha un’attenzione ai temi sociali, alla cultura, al dialogo, al benessere dei cittadini, alla democrazia partecipata, alla trasparenza, che le destre che si sono succedute fino ad oggi all’amministrazione locale non hanno certo dimostrato di avere.

La verità è che, da quando mi sono impegnato nel movimento fondato da Filippo Rossi, ho scoperto che miracolosamente si sono raccolte intorno a un progetto comune persone che vengono da qualsiasi ideologia, dimostrando nei fatti che uomini e donne di destra, di sinistra e di centro possono convivere e collaborare serenamente quando la finalità sia comune.

E’ un laboratorio di modernità politica, nel senso di attenzione alla “polis” e non di ricerca di piccoli benefici destinati solo a garantire sacche di voti, che comunque vadano le cose racconta coi fatti che un altro mondo, un altro modo di intendere il governo cittadino e di rapportarsi tra esseri umani è possibile. E che se si ha il coraggio civile di mettere da parte gli schemi a cui spesso si rimane attaccati per pigrizia mentale o per sicurezza, un altro mondo è davvero a portata di mano.

Tutto dipende, ne sono convinto, dalla nostra capacità di mettere in pratica i nostri sogni. Sono curioso di vedere se la nostra città ha ancora, magari nascosta in un angolino e soffocata dalle difficoltà quotidiane, la capacità di sognare. Ad occhi ben aperti.

Alfonso Antoniozzi


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