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“Guardatevi da quelli vicino a voi…”

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Un’ispezione non casuale. Forse voluta da qualcuno che voleva colpire l’ex comandante dei carabinieri di Canino.

E’ il sospetto avanzato da un collega di Carmine Improda, il maresciallo finito a giudizio per abuso d’ufficio e violazione delle norme sull’immigrazione. Ieri mattina, i giudici del tribunale di Viterbo hanno ascoltato un carabiniere che lavorava con l’imputato.

Fu lui ad accompagnarlo dalla finanza a Tarquinia. E fu sempre lui a parlare con un militare delle fiamme gialle che eseguì il controllo su Improda. “Mi disse che la perquisizione che gli fecero, cinque anni fa, non era stata casuale”. Poi un avvertimento sinistro: “Guardatevi da quelli vicino a voi…”, mi consigliò il finanziere, ma non aggiunse altro”.

Lo stesso finanziere, ascoltato proprio prima del carabiniere, aveva detto il contrario: non ricevette nessuna sollecitazione a controllare il maresciallo Improda. Per colmare la discrepanza, il pm Massimiliano Siddi ha chiesto un confronto tra i due militari delle forze dell’ordine, ma i giudici hanno detto no.

Era il 29 febbraio 2008 quando Improda fu fermato a un posto di blocco della finanza a Montalto di Castro. A bordo della sua auto, con lui, c’erano due cittadini extracomunitari, un marocchino e un tunisino, entrambi senza documenti.

I due non avevano il permesso di soggiorno. Su uno, tra l’altro, pendeva anche un ordine di espulsione dall’Italia. Secondo l’accusa, all’epoca rappresentata dal pm Laura Centofanti, oggi trasferita e sostituita, Improda avrebbe sfruttato la manodopera dei due per ristrutturare la casa del figlio. Da qui l’accusa di aver violato le norme sull’immigrazione clandestina.

Il processo continua a luglio.


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