![]() Filippo Rossi |
Riceviamo e pubblichiamo – Il grido di dolore dei commercianti di Corso Italia è quello di tutta la città.
Lo abbiamo detto e lo ribadiamo: se muore il centro muore tutta la città. E parlare della rinascita del centro, quindi, significa parlare della rinascita di tutta la città: ogni residente in più, ogni turista, ogni ristorante aperto, ogni evento, ogni ufficio e azienda, ogni nuovo batter di vita in centro comporta una crescita economica di tutta la città, per tutto il territorio. È per questo che tutti i viterbesi devono “avere a cuore” il cuore della città.
Il grido di dolore dei commercianti di Corso Italia è quello di Viva Viterbo. Negli ultimi venti anni, alla stregua dei dissennatori di Harry Potter, l’amministrazione cittadina ha, consciamente o inconsciamente, ucciso il centro storico svuotandolo di senso e di vita. Svuotandolo di felicità. Via il tribunale, via l’ospedale vecchio, via gli uffici pubblici, via la scuola infermieri, via i cinema… e tutto questo senza “riempirlo” di nuovi significati, di nuovi poli attrattivi. Inutile nascondersi dietro a un dito: oggi non c’è più nessun motivo per andare in centro, né per i viterbesi né per chi viene da fuori.
La speranza è il turismo ma solo trasformando la città in una azienda che sappia attrarre invece che respingere, che sappia riscrivere il futuro senza accontentarsi di un lento declino.
Quel che è mancato alle precedenti amministrazioni è proprio questo: il coraggio di riscrivere il futuro, di riprogettare (e ricostruire) la città di fronte al nuovo che avanzava. Si sono fatti schiacciare dai problemi senza affrontarli veramente. E non ci vengano a dire che mancavano i fondi e bla bla bla del genere.
Gli imprenditori lo sanno meglio di tutti: sono le buone idee, magari piccole idee, che possono aiutarci a trovare nuove risorse. Piccole cose che possano, gradualmente, far rinascere il centro e, anche, riqualificare l’immagine che Viterbo ha in Italia e nel mondo: un mercato spostato, una strada riaperta, tanti piccoli eventi che sappiano attrarre persone dalla provincia e non solo…
Noi di Viva Viterbo abbiamo stilato una bozza di decalogo che, ovviamente, non ha nulla di definitivo. Sono ipotesi di lavoro da approfondire in tempi stretti perché non c’è più tempo. Dobbiamo lavorare insieme per cercare disperatamente di salvare la nostra città: riqualificazione di piazza del Teatro; riapertura di via Marconi come via “principe” di accesso alla città; riqualificazione di piazza del Comune, con locali, botteghe, artigiani e commercianti sotto i suoi porticati; spostamento del mercato da Piazza del Sacrario; un concorso comunale che premi il miglior orto civico e la migliore facciata del centro storico; organizzazione dentro il centro storico di eventi culturali di rilievo nazionale durante tutto l’anno.
Suolo pubblico gratis per tutte le associazioni che vogliono organizzare piccoli eventi culturali e musicali nel centro storico; favorire l’insediamento degli studenti con agevolazioni sull’affitto delle abitazioni all’interno delle mura e buoni-casa da spendere nei negozi del centro; sicurezza per le vie dei quartieri medievali con un controllo maggiore del territorio e un’illuminazione migliore in tutti punti; trasporti pubblici degni di questo nome, capaci di collegare il centro con il resto della città e la città con il centro. Ultimo ma non meno importante, l’istituzione di un Museo dei Conclavi in grado di attrarre turisti da tutto il mondo, facendo di Viterbo una tappa fondamentale lungo la Via Francigena.
Come ha detto l’assessore di Viva Viterbo alla Crescita economica, Claudio Margottini, “noi non vogliamo governare la città, noi vogliamo farla crescere”. È l’impegno che ci prendiamo nei confronti dei viterbesi. Di tutti i viterbesi.
Filippo Rossi
Candidato sindaco Viva Viterbo
