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Io non voglio essere salvato da Napolitano!

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Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano

–  Ma se uno non vuole essere salvato da un quasi novantenne che deve fare?

Lo dico con chiarezza: se la scialuppa di salvataggio del paese è guidata dal vispo quasi noventenne Napolitano, io preferisco buttarmi a mare, pur non sapendo nuotare. Sicuramente avrei più possibilità di salvarmi.

Quello che sta accadendo in questa repubblica bananiera è qualcosa che non solo dà il segno del fallimento del regime partitocratico, dei partiti e del Pd in particolare, ma è anche contro natura, qualsiasi cosa significhi “natura”.

Con tutto il rispetto per Re Giorgio, che pure qualche errorino deve averlo fatto se la nave da lui guidata negli ultimi anni ci ha portato sugli scogli, è chiaro a tutti che siamo entrati inconsapevolmente in un dramma dell’assurdo.

Io voglio essere salvato dai miei figli, biologici e intellettuali, e non da mio nonno. Da mio nonno ascolto volentieri le storie sbiadite della sua vita. Non mi aspetto che capisca i problemi e la fase politico – tecnologica di oggi.

E poi, sempre col massimo rispetto ci mancherebbe, da uno che non capì neppure cosa stava accadendo in Ungheria nel ’56, non mi aspetto che sappia dove sta andando il mondo oggi.

Virgilio ci racconta che fu Enea a portare il vecchio padre Anchise sulle spalle, quando Troia era in fiamme, per salvare entrambi e una civiltà. Non il contrario, come sta accadendo in questo paese.

Quando Renzi iniziò a parlare di rottamazione, lo confesso, pensai fosse una fesseria. Anche io ho detto: “Ci sono vecchi più giovani dei giovani. Non è un problema biologico”. Era però una banalità la mia, non quella di Renzi.

La riconferma di un 88enne alla carica di presidente, infatti, è il risultato di una classe dirigente che non ha saputo per decenni trovare un metodo di ricambio sano. Tutte le élite tentano di resistere e di auto-perpetuarsi, ci mancherebbe. Ma in Italia è successo e sta succedendo qualcosa di anomalo. In tutti i campi dall’università, all’economia, alla politica non c’è un metodo di ricambio. Se non la cooptazione. Un paio di generazioni di politici così sono state bloccate, surgelate, mandate a male. A meno che non fossero yes man.

I vertici dello stato sono stati gestiti da una gerontocrazia per giunta inadeguata. Visti i pessimi risultati. Tanto che il sistema partitocratico, messo all’angolo da un dilettante come Grillo, non è stato in grado di individuare un nome credibile per la presidenza.

Vedere in questi giorni Obama, che va verso la fine della carriera politica a 52 anni, e poi tornare in Italia e ritrovare Napolitano è qualcosa che fa capire i due paesi. Le due classi dirigenti. Le due prospettive per il futuro. Domanda agli esperti: tolta qualche dittatura, quante nazioni hanno ai vertici dei novantenni?

E altra domanda: ma perché un giovane valido, e ce ne sono tantissimi, dovrebbe rimanere in questo paese di cioccolatai anziani, senza prospettive? E che ripone il suo avvenire nelle mani di un novantenne?

Fin qui il dato della decadenza antropologica di una nazione.

Ma non basta. Napolitano ha il “merito” di avere una visione sostanzialista della vita democratica. Per cui le regole e la Costituzione possono beatamente essere piegate alle esigenze del momento. Possono essere virate per il “bene del paese”. Come dire: chi se ne importa dello stato di diritto. Come dire che c’è qualcuno al di sopra della legge.

Ovviamente di questo Napolitano non ha responsabilità, e non solo perché è il presidente della repubblica, ma perché fa parte della sua cultura politica. Non può ragionare in modo diverso.

Stupiscono gli altri.

Ma possibile che nessuno o quasi si accorga che i poteri delle presidenza hanno travalicato e travolto ogni cosa? Se il presidente non solo decide tutto sul governo, ma ne stabilisce anche il tipo di coalizione e il programma, a cosa serve il parlamento e l’esecutivo?

Come fa il presidente a stabilire chi fa parte delle grandi intese e chi no? E’ un suo compito? Siamo certi che questo è il ruolo che gli assegna la costituzione?

Sì dirà: “ma così si salva il paese, si fa il bene degli italiani”. Ebbene per essere chiari: su ciò che è bene per il paese e soprattutto per me, gradirei dire la mia, magari attraverso il parlamento. E non attraverso il presidente che, se non ricordo male, aveva un altro ruolo…

Ma ormai grazie anche al Pd, che dovrebbe chiedere scusa agli italiani, tutto è stato stravolto. Si è passati da un regime parlamentare a un presidenzialismo spinto, senza contrappesi. E senza riforma della Costituzione, che non è così bella come la retorica di regime dice, ma almeno dovrebbe essere rispettata. Finché c’è.

Ovviamente, se veramente si andrà a un governo a guida Enrico Letta o Giuliano Amato, il presidente della repubblica se ne prenderà tutte le responsabilità. E sarà un altro schiaffo al paese.

S’è visto come è andata con le candidature Marini e Prodi.

E si badi bene tutte le scelte degli ultimi giorni non hanno nulla a che vedere con il “bene del paese”, ma solo con il bene della casta.

Provate a cambiare la locuzione “bene del paese” in tutti i discorsi dei politici con “bene della casta” e tutto sarà più chiaro. Non solo: l’impressione è che questi in realtà non possano che danneggiare il paese se daranno vita a un nuovo governo. Come hanno fatto negli ultimi trent’anni.

Carlo Galeotti


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