– Arsenico: per latte, carne, pesce e frumento si può stare tranquilli.
E’ il risultato dello studio portato avanti e che prosegue, da Silvia Rita Stazi, ricercatrice all’Università della Tuscia di Viterbo sulla (non) presenza della sostanza in questi alimenti e non solo: “Pure per quanto riguarda il pane – spiega la professoressa del Dipartimento per la Innovazione dei Sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali – a seguito dei dati riportati dall’Istituto superiore di sanità, va detto che concentrazioni elevate d’arsenico potrebbero verificarsi se si utilizzasse acqua con valori oltre la norma, ma ormai tutti gli esercizi si sono attrezzati con dearsenificatori, obbligatori.
Quindi non esiste nemmeno questo tipo di problema”.
Per gli alimenti presi in considerazione dallo studio, partendo dal latte: “Sono quantità trascurabili – osserva Rita Stazi –. La nostra analisi ha preso in considerazione sia quello bovino sia quello caprino e le cifre riscontrate sono tutte al di sotto della soglia che riguarda l’acqua.
Ma c’è di più: per il latte non esiste proprio un limite previsto e il bassissimo contenuto può far stare tutti tranquilli”.
L’Unione europea ha posto il paletto dei dieci microgrammi per litro nell’acqua essendo molto utilizzata, mentre la quantità di latte giornaliera pro capite è di gran lunga inferiore ed eventuali tracce di arsenico non comportano problemi.
“Si può bere tranquillamente, perché non c’è un passaggio alla catena umana. In zone dove l’acqua raggiunge quantità molto elevate, nel latte rimane entro i sette microgrammi.
Così come nel frumento analizzato non abbiamo riscontrato quantità d’arsenico in grado d’impensierirci.
Nella carne e nel pesce la bassa quantità d’arsenico presente è di tipo organico e non inorganico e non produce conseguenze nell’uomo.
In realtà, l’unico problema vero che abbiamo è quello dell’acqua, con valori oltre i limiti europei, dove ancora non sono in funzione i dearsenificatori”.
