![]() Maurizio Pinna |
Riceviamo e pubblichiamo – Due eventi religiosi caratterizzeranno il 2013, anno della Fede, presso il Santuario di Santa Rosa da Viterbo. L’ultimo giovedì del mese, ad iniziare dal 25 aprile, alle ore 19:30 “Incontri di formazione cristiana” ed a seguire, alle ore 21:00, “Adorazione eucaristica” con le Clarisse del monastero. Questo è quanto hanno diffuso le Clarisse – precisa Pinna – con i pochi mezzi e risorse a disposizione, e sta a tutti noi diffondere il loro messaggio”.
Il consigliere Maurizio Pinna, che in più occasioni ha fornito il suo contributo per la promozione del culto di Santa Rosa al di fuori del consueto 3 settembre, ripercorre alcuni passi poco trattati: “Viterbo, potenzialmente città dalle mille risorse, poco o affatto sfruttate ha, tra le altre cose, un passato francescano che sarebbe intelligente far sfociare in un gemellaggio con Assisi, condividendone il turismo religioso che lo caratterizza. Proviamo a rendere semplice e chiaro il potenziale sul quale sarebbe opportuno che le forze politiche, religiose e associative convergessero sia per rendere maggiore onori ad una Santa spettacolare che ancora oggi si manifesta ai fedeli, sia per dare una giusta connotazione religiosa ad una città come Viterbo, intrisa di trascorsi pontifici, cardinalizi e di santità.
Viterbo è senza ombra di dubbio città francescana, così come attesta il processo di canonizzazione del 1457. La patrona della nostra città, Santa Rosa, nel documento della II metà del XIII secolo che tramanda la sua “Vita ”, è mostrata, infatti, come una penitente di evidente orientamento francescano. Il De conformitate di Bartolomeo da Pisa (1385-1390) annovera Rosa tra le terziarie francescane, così come terziaria francescana la piccola Vergine viterbese risulta dalle carte del processo di canonizzazione del 1457. Ma Viterbo si pregia di aver dato i natali anche alla concittadina Santa Giacinta Marescotti, terziaria francescana, e a San Crispino, frate minore cappuccino.
Quale occasione migliore, poi, per ricordare tali discendenze a pochi giorni dalla proclamazione a pontefice di Papa Francesco, anch’egli di evidente orientamento francescano?
Dobbiamo tenere a mente che Rosa non voleva entrare in un monastero qualunque, desiderava entrare ardentemente in quello delle monache di Santa Maria dell’ordine di San Damiano (come si chiamava il monastero prima che fosse approvata nel 1253 la regola di Santa Chiara).
Il monastero – oggi di Santa Rosa – esisteva almeno fin dal 1235 quando era vivente Santa Chiara d’Assisi. Nel 1236 il monastero era chiamato domus sororum minorum, per divenire monasterium ordinis Sancte Clare a far data dal 1267, quando prende la regola di Urbano IV.
Santa Chiara d’Assisi, così, mostra un’ininterrotta e plurisecolare presenza nella Città dei Papi, legandosi indissolubilmente a Santa Rosa attraverso la tradizione popolare. La presenza del velo di Santa Rosa nel protomonastero di Assisi, mostrato attraverso un video appositamente realizzato per i fedeli in visita nel chiostro del monastero di Viterbo lo scorso settembre, si dice che sia stato portato da frate Leone a Santa Chiara, subito dopo la morte di Rosa. Lo stesso frate Leone sembra sia stato originario di Viterbo, così come si rileva una precoce presenza dei frati minori nella nostra città ed anche dei compagni di San Francesco (p. es. frate Ginepro). Si potrebbe, poi, proseguire notando che il processo di canonizzazione di Rosa del 1457 fu voluto fortemente dal movimento dell’Osservanza Francescana, in particolare da Giovanni da Capestrano.
E’ lecito e di buon augurio per la nostra città dire che il santuario di Santa Rosa sta al protomonastero di Assisi, come il santuario di Sant’Antonio da Padova sta alla Basilica Superiore di Assisi. Per quanto riguarda Viterbo, in altre parole, dopo Assisi il santuario di Santa Rosa è il maggior centro di irradiazione del carisma Clariano nel mondo.
“Viterbo città francescana” potrebbe presto diventare motivo di rilancio della nostra più appassionante storia cristiana. E’ un appellativo che ci appartiene e ci deve onorare tutti. D’altronde non possiamo permetterci di essere secondi all’Argentina o altre parti del mondo dove il culto e la devozione per Santa Rosa, provato dalle numerose chiese e altari in suo onore, è stato diffuso proprio dai missionari Francescani.
Rosa (XIII sec.), Giacinta Marescotti (XVI sec.) e San Crispino (XVII sec.), appartengono con orgoglio al patrimonio religioso viterbese e sono prova della profonda e ininterrotta francescanità che ha scelto la nostra città per dimorarvi.
Il più è fatto, a tutti noi resta soltanto il dovere di recuperare, mantenere, valorizzare e promuovere queste nostre peculiarità con impegno, umiltà e generosità.
Maurizio Pinna
