-Due destre in campo disposte a tutto per perdere.
E’ veramente un confronto anomalo quello che andrà in scena per le elezioni comunali a Viterbo con due élite di centrodestra che si vorrebbero affrontare non tenendo conto del clima politico del paese. Non tenendo conto che c’è stato lo tsunami Grillo e che molti italiani e viterbesi vogliono cambiare pagina.
Né nel centrodestra guidato da Giulio Marini né nel centrodestra guidato da Michelini sembra ci sia sentore di quello che sta accadendo nel paese.
Nel primo caso continuano le diatribe interne, il frazionamento infinito. Si balla allegramente sul Titanic che affonda. Finalità inconscia: perdere. E per farlo basta rimanere fermi e dare vita alle infinite lotte interne tradizionali.
Più originale la formula del centrodestra, voluto dalle forze di centrosinistra. Qui l’ipotesi di Fioroni, Gigli e Sposetti è quella di andare alla restaurazione. Non basta rimanere fermi, bisogna tornare indietro di oltre venti anni quando la Democrazia cristiana viterbese sosteneva compatta l’andreottiano Vittorio Sbardella, che Giampaolo Pansa chiamava lo Squalo. Come dire il nuovo che avanza.
Perché queste strane strategie perdenti?
Semplice, perché l’unico interesse è l’autoperpetuazione delle caste locali. Della città chi se ne frega.
E poi queste strategie masochiste sono quelle tipiche dei regimi che implodono. Della fine dell’impero.
E i due poli di centrodestra stanno già perdendo pezzi.
Nel centrodestra doc, Scaramuccia, Frontini, Adami sono in fuga.
Dal centrodestra fotocopia, pezzi di Sel, pezzi di Pd non se la sentono di votare la Dc di trenta anni fa e allora fuggono. La sola ipotesi di una Giulia Arcangeli fuori dal Pd dovrebbe far riflettere i vertici del Pd.
Formalmente rimangono incastrati nella coalizione di centrodestra fotocopia la dirigenza Sel e chi ha guidato l’area Renzi. Fedeli alla linea di centrodestra dettata da Fioroni – Gigli e subalterni al contratto capestro delle primarie. Ovviamente gli elettori non hanno nessun vincolo. Saranno in libera uscita.
Le primarie del centrodestra fotocopia hanno insegnato ai viterbesi che nel segreto dell’urna possono votare come vogliono di qui la schicchera subita da Fioroni & c. Ora alle comunali in molti continueranno a dire che sì voteranno gli amici degli amici, ma sanno che questa volta la tornata è decisiva e faranno la croce sulla scheda in piena libera uscita. Tanto peggio di quanto potrebbero fare le caste doc non si può fare.
Basta pensare all’arsenico, alle strade, all’economia, alla sanità, ai quartieri abbandonati per capire che è finito il tempo del voto dato all’amico. Serve un voto dato a persone competenti, capaci e corrette.
Miyamoto Musashi


