– Nel giorno in cui Bersani ribadisce l’esigenza di “un governo di cambiamento, altrimenti è inutile”; nel giorno in cui alle primarie di Roma trionfa Ignazio Marino, e cioè l’uomo della valorizzazione dei diritti civili, della laicità , della tutela e libertà dell’individuo, dell’attenzione alle persone che si trovano nella condizione del bisogno; nello stesso giorno alle primarie di Viterbo prevale, sia pure di stretta misura, il candidato di Fioroni – Gigli – Sposetti (e dei giocatori di calcio del Pianoscarano), sostenuto da frotte di (ex?) esponenti della destra e del (ex?) centrodestra che hanno volutamente ostentato il loro ruolo determinante nel risultato elettorale e che indiscutibilmente hanno accumulato crediti politici da far valere al momento opportuno.
A me sembra che tra le esigenze di cambiamento ancora una volta avanzate da Bersani e le speranze suscitate dalla candidatura Marino da una parte; e la candidatura dell’uomo di Fioroni – Gigli – Sposetti dall’altra vi sia una distanza incommensurabile.
Da una parte lo sforzo di uscire dalla palude italiana, di dare una prospettiva di rinnovamento alla società che si radichi in valori antichi e fondanti della nostra civiltà; dall’altra il regno del gattopardo, l’eterno riproporsi del trasformismo e dell’opportunismo, del cambiare tutto per non cambiare niente.
In tale quadro, trovo veramente sconfortante lo spettacolo di piatto conformismo offerto da gran parte degli esponenti politici locali del Pd. Veramente, con questi personaggi non c’è futuro, perché sono assolutamente incapaci di intercettare il turbolento rimescolarsi degli umori, dei bisogni, dei drammi che ribollono nella società e che rischiano di esplodere in forme anche incontrollabili.
Si tratta di “politici” le cui principali preoccupazioni sembrano quelle di ostentare con vanità la loro influenza clientelare; di compiacersi nel credere di aver ritrovato la vecchia Dc, e/o il “borghese illuminato”; di riproporre i modelli di sempre in perfetta continuità con le disastrose amministrazioni degli ultimi cinquant’anni, e nel contempo di voler apparire “nuovi” (soprattutto quando le loro origini, di cui si vergognano, sono “di sinistra”).
Devo dire che in tale quadro desolante, elementi di speranza possono ricavarsi dagli incoraggianti e significativi risultati ottenuti da Francesco Serra (verso cui provo profonda stima) e da Raffaella Valeri (per la quale, oltre che profonda stima, nutro sincero affetto).
Ci voleva del coraggio a cimentarsi nella situazione data, contro tutti gli apparati (anche del proprio partito, per Serra!) e contro tutte le truppe di rincalzo della (ex?) destra e (ex?) centrodestra, contro le clientele, contro… un gruppo di giocatori di calcio del Pianoscarano!
E’ confortante che 2300 votanti (il 50% del totale), si siano espressi per le autentiche istanze di cambiamento rappresentate da questi due candidati. C’è da augurarsi che a tali istanze si sia capaci di dare un respiro per ridurre, se non annullare, la distanza che separa la realtà di Viterbo dalle esperienze a cui ho fatto cenno all’inizio.
Enrico Mezzetti
