– Sul processo per lo stupro di Montalto, il ministro della Giustizia Paola Severino vuole vederci chiaro.
Per questo il guardasigilli è intenzionata a chiedere gli atti. “Si tratta di una storia veramente straziante – ha dichiarato ieri il ministro – rispetto alla quale credo che si debba dimostrare il massimo interessamento. Mi attiverò per acquisire tutti gli elementi utili per ricostruire la vicenda”.
A sollecitare il ministro erano state alcune deputate del Pd, tra cui Lorenza Bonaccorsi, Silvia Fregolent e Marina Berlinghieri. Al ministro avevano chiesto di valutare “l’invio degli ispettori ministeriali al tribunale dei minori di Roma dopo l’ennesima decisione, già bocciata dalla Cassazione, che ritarda ancora la sentenza sullo stupro di Montalto di Castro”.
I fatti sono del marzo del 2007. La ragazza, all’epoca 15enne, era andata a una festa in discoteca a Montalto di Castro. Gli otto l’avrebbero portata nell’angolo appartato di una pineta e, qui, violentata a turno per ore.
E’ di due settimane fa la decisione del tribunale dei minori di disporre nuovamente la messa in prova per gli otto imputati, tutti poco più che ventenni. Lo stesso provvedimento, 28 mesi di servizio civile, era stato già applicato nel 2009, ma la Cassazione lo aveva sospeso, facendo ripartire il processo.
“A sei anni dalla barbarie della violenza del branco subita da una giovane minorenne, ora rischia di emergere una seconda violenza – continuano le donne del Pd -, quella della giustizia, che non riesce ad emettere una sentenza su fatti che dalle carte processuali sembrerebbero ormai verificati. Lottare per le pari opportunità significa garantire pari giustizia a tutti. Di fronte all’abominio della violenza fisica, lo Stato non può permettere che i cittadini si sentano prigionieri anche della violenza giudiziaria. Chi ha avuto il coraggio di denunciare la ferocia e l’inciviltà di un gesto del genere ha il diritto di ricevere dallo Stato risposte certe e immediate”.
Sulla vicenda è intervenuta anche Mara Carfagna, ex ministro Pdl per le Pari opportunità. “Ho sempre sostenuto che per gli autori di uno stupro, anche se minorenni, l’unica risposta debba essere il carcere – afferma l’ex ministro -. Invece ciò che accade è che nonostante le denunce, i violentatori restano poi a piede libero, e magari in grado di tormentare ancora le vittime. Ed è questo che spinge le donne a non denunciare, che le scoraggia nei confronti di una giustizia che spesso non arriva. Purtroppo la Corte Costituzionale bocciò il mio decreto antistrupro, in cui si prevedeva sempre l’obbligo di custodia cautelare per gli autori di violenza sessuale. Ritengo giusto che il ministro Severino apra un’inchiesta, anche se questo non risarcirà del dolore quella giovane ragazza, così brutalmente aggredita“.
