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“Ti taglio la testa e me la porto via”

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

(s.m.) – Minacce di morte. Schiaffi. Pugni. Il coltello da cucina brandito anche davanti alla figlia. Un inferno domestico che si scatenava con un bicchiere di troppo.

A raccontarlo è la moglie del 32enne romeno a processo per lesioni aggravate, maltrattamenti in famiglia e violazione di domicilio. I carabinieri di Vejano lo arrestarono la scorsa estate, dopo che aveva minacciato di dar fuoco alla moglie.

Ieri mattina, in aula, è toccato a lei ripercorrere gli ultimi mesi di quel rapporto turbolento, esploso a luglio dell’anno scorso. “All’ennesima lite non ce l’ho fatta più – ha raccontato, sconsolata, al giudice Rita Cialoni -. Abbiamo sempre discusso per tutto, ma in quegli ultimi due mesi lui era diventato ingestibile. Pensava che lo tradissi con tutti”. All’origine delle discussioni, la convivenza forzata col fratello di lei, disoccupato e in difficoltà. La ragazza lo ospitava volentieri. Ma il marito non voleva. “Mi ha accusata addirittura di avere una storia con mio fratello. Cose folli. Quando beveva perdeva la testa. Mi ricopriva di insulti , schiaffi, minacce”. Parole così macabre e terribili al punto da sembrare inverosimili. “Ti taglio la testa e me la porto via, mi diceva sempre”.

Lei, al processo, è parte civile. Ventidue anni, faccia pulita, perfetta padronanza dell’italiano e una figlia che oggi ha tre anni e mezzo. Ma neanche davanti alla bimba il marito riusciva a controllarsi. “Diceva che mi avrebbe tagliato gola – ha continuato la ragazza -. Mi minacciava con un coltello anche quando avevo la bimba in braccio. Se arrivava tardi la sera, ubriaco, e io già dormivo nel letto con nostra figlia, mi svegliava con uno schiaffo o mi tirava i capelli. Non gli importava se lì accanto, c’era la bambina”.

Anche la notte tra il 4 e il 5 luglio successe lo stesso. La ragazza chiese aiuto ai carabinieri, che calmarono gli animi e se ne andarono. Il giorno dopo, vita nuova: lei fa i bagagli e si trasferisce con la piccola in un monolocale. Ma la pace dura poco. “Lui ci ha raggiunte subito. Ha detto che se non tornavo a casa mi avrebbe dato fuoco, poi è uscito per andare a prendere la benzina. Io ho chiamato i carabinieri”. Prima scatta l’arresto, poi il divieto di avvicinamento a moglie e figlia. Ora l’uomo è di nuovo libero. Il processo continua il 14 ottobre.


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