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“Un tribunale messo sotto accusa”

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Il tribunale dei minori di Roma

Il tribunale dei minori di Roma

Riceviamo e pubblichiamo – Egregio direttore,

la più volte richiamata attenzione sulla decisione del tribunale per i minorenni sulla questione Montalto mi induce a operare alcune precisazioni. Lo faccio da difensore e anche da cittadino di uno Stato che ha ancora le sue leggi e le sue procedure.

Su questa vicenda si sono alzate le voci di personaggi che, a vario titolo, hanno inteso  dire la loro. Addirittura ho appreso di interrogazioni al Parlamento Europeo.

Ho letto le dichiarazioni del ministro Severino. Massimo rispetto per le posizioni assunte e per le strade che ognuno intende percorrere. Sulla vicenda scorrono fiumi di parole ormai da sempre, e i cosiddetti interventi bipartisan di rappresentanti del popolo sovrano si levano a minacciare inchieste, ricorsi, interrogazioni e quant’altro.

Tale signora Bizzarri, delegata alle Pari opportunità alla Provincia di Viterbo, più volte fotografata, ha chiamato in causa illustri avvocati disposti ad assumere la difesa di una ragazza che, con evidente maturità, ha dichiarato di voler “chiudere” con questa storia anche dal punto di vista giudiziario.

Che ci siano avvocati disposti e disponibili ad assumere difese o a contrastarne altre, fa parte del gioco e ognuno agisca come crede. Ciò che desta sorpresa è che si sia messo sotto accusa un tribunale per avere applicato la legge e diventa poco comprensibile quale tipo di giustizia si stia invocando.

Viene il sospetto, a me e ai colleghi che hanno vissuto professionalmente la vicenda e letto le carte di questo processo, sentito testimoni, ascoltato voci e dichiarazioni dei diretti interessati, che si faccia volutamente e strumentalmente confusione sulla “messa alla prova”.

Essa è una delle innovazioni introdotte dalla riforma del processo minorile e mira sostanzialmente a salvaguardare il minore, nella sua crescita psicologica e nella formazione della sua personalità. Lo Stato rinuncia alla pretesa punitiva nei confronti del soggetto reo attraverso l’applicazione di un severo programma di recupero al quale partecipa personale di chiara e qualificata specializzazione.

I ragazzi inquisiti e giudicati sono arrivati a questo dopo ben sei anni di attenzioni giudiziarie, connotate da un provvedimento cautelare cui è seguito, in diversa fase processuale, un periodo di messa alla prova, poi revocato dalla Cassazione, ancor prima di arrivare al processo vero e proprio.

Nel corso degli anni si sono pronunciati assistenti sociali, psicologi, psichiatri anche di chiara fama, tanto per intenderci. Il tribunale ha deciso la sospensione e il rinvio a giugno per la definizione del programma con una adeguata motivazione e, per essere chiari, senza fare regali, in ragione di quanto è emerso nel corso dell’istruttoria dibattimentale e delle discussioni finali.

La nostra civiltà giuridica non è “vecchia” perché ha duemila anni ma è “civile” proprio perché trae da tale entità spazio temporale le motivazioni del proprio essere. Viene ancora il sospetto che qualcuno voglia far marciare il sistema giustizia a due velocità, azionabili di volta in volta secondo comodo e strumentali finalità.

Ne consegue un rischio concreto e reale che è quello del venire meno di una posizione di garanzia fondamentale costituita dai tribunali con i loro riti e procedure. Se vi saranno violazioni di norme, contraddttorietà, illogicità, queste potranno essere rilevate e fatte valere nelle sedi deputate.

Gli interventi della politica, mi sembra, non possono suonare come costante delegittimazione dell’operato dei giudici, addirittura inserendosi in corso d’opera. Ma, nella sostanza, non va dimenticato che gli attori che, loro malgrado, hanno interpretato questa storia, all’epoca dei fatti avevano quindici anni. Oggi sono adulti che hanno dato motivazioni e senso compiuto alla loro realtà di uomini, a fronte dell’atto di devianza loro attribuito.

Hanno famiglie che hanno sofferto e soffrono, senza nulla togliere o pretendere in termini di rivendicata reciprocità. Per essere ulteriormente chiari e non dare agio a interpretazioni di comodo, va detto che ci troviamo di fronte a persone che, evidentemente, hanno sollecitato nei giudicanti una specifica attenzione al fine di quel corretto e positivo adeguamento al tessuto sociale del quale comunque fanno parte e dal quale non meritano di essere “scollati” con una operazione dal sapore di malagiustizia.

Grazie per l’ospitalità,

Pier Salvatore Maruccio
Avvocato di uno degli imputati


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