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Valeri: “Arsenico, il problema doveva essere risolto prima”

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Raffaella Valeri

Raffaella Valeri

Riceviamo e pubblichiamo – Ieri il dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche (DEB) dell’Università della Tuscia in una conferenza stampa presso il Rettorato ha denunciato pubblicamente che una soluzione al problema arsenico nelle acque c’è e che era stata presentata e messa a disposizione da alcuni anni.

I risultati della ricerca scientifica erano stati offerti sia dall’Università della Tuscia sia dall’Università La Sapienza di Roma: il problema dell’alta concentrazione di arsenico nelle acque destinate al consumo umano si può risolvere in via definitiva perché nel nostro territorio esistono falde acquifere prive di arsenico e, grazie ad una corretta e consapevole pianificazione della rete idrica, avremmo potuto già da tempo individuare i punti e i modi di captazione dell’acqua dalle falde esistenti, a costi nettamente inferiori a quelli necessari a realizzare i numerosi impianti di depurazione altrimenti necessari.

Alla conferenza stampa erano presenti anche rappresentanti di Talete che hanno candidamente confermato che questa oggi ufficializzata è l’unica soluzione utile e possibile per risolvere definitivamente e nel modo nettamente meno dispendioso il problema, che da alcuni anni è stata presentata agli enti locali e che invece i pozzi sono stati sempre realizzati “a casaccio”, che i depuratori sarebbero dovuti essere considerati l’ultima ratio.

Si sarebbe potuto risolvere il problema arsenico nelle acque di Viterbo già da alcuni anni, in modo naturale ed anche a basso costo, evitando di incorrere nelle sanzioni dell’Unione Europea e soprattutto garantendo la salute dei cittadini.

Sarebbe bastato mettere sul tavolo le diverse soluzioni possibili, quindi valutarne costi e benefici, sulla base di tale consapevolezza poi decidere; insomma una collaborazione fattiva tra enti di ricerca (Università), di gestione (Talete), Pubblica Amministrazione (Comune, Provincia e Regione) e cittadini.

Invece, il ritardo e l’inerzia del Comune di Viterbo sono stati duplici e doppiamente dannosi: nel non aver correttamente e compiutamente informato la cittadinanza e, fatto ancor più grave, gli esercenti, i servizi pubblici che hanno quali utenti i bambini (mense scolastiche, pediatri), nonostante i rischi derivanti dall’alta concentrazione di arsenico nelle acque destinate al consumo umano fossero noti all’Amministrazione sin dal 2001 e dal 2004 siano state concesse deroghe dall’Unione Europea finalizzate soltanto a consentire di adeguare i parametri dell’acqua potabile;

nel non attivarsi per collaborare fattivamente con gli enti preposti (enti di ricerca ed enti di gestione del servizio) al fine di risolvere il problema arsenico, a tutela della salute dei cittadini che il Comune rappresenta.

Ebbene, l’amministrazione comunale uscente – pur dovendo e potendo fare qualcosa per rendere l’acqua potabile – non si è curata del problema arsenico, nonostante ci fosse in gioco il bene più grande da preservare, la salute dei cittadini. Il che è drammaticamente grave.

Ovvio che le azioni legali finalizzate al mero rimborso economico per l’avvenuto pagamento di un servizio malamente reso non valgono a restituire i diritti dei cittadini che sono stati fin qui gravemente lesi: il diritto alla tutela della salute e il diritto alla corretta e rispettosa informazione.

Senza contare che calpestare e non curarsi dei cittadini sino a questo punto attesta anche una inaccettabile mancanza di rispetto per ciascuno di noi.

Poiché è indegno ed incivile accettare di andare alle fontanelle pubbliche (quando funzionano) per potersi dissetare e per lavare l’insalata, come le lavandaie di un tempo … per apprendere gli esatti termini della questione lo scorso 20 febbraio 2013 insieme ad altri rappresentanti del Movimento Viterbo Bene Comune incontrai esperti dell’Università della Tuscia e dell’Enea e lì appresi in anteprima quanto è stato detto ieri in conferenza stampa.

Denunciai pubblicamente questa situazione almeno in due occasioni (alla libreria del Teatro e al Cinema Lux) ma nessuno, né esponenti politici attuali o futuri oggi tanto impegnati in una roboante campagna elettorale, né giornalisti, ha ritenuto doveroso approfondire l’argomento e capire come si era arrivati a questa situazione.

Cosa stiamo aspettando? I dati sono a questo punto noti e i nodi sono tutti venuti al pettine, il rischio per la salute è conclamato e gli oneri economici che dovremo sopportare sono notevoli.

Mi sono recentemente accostata alla politica viterbese perché credo nella possibilità che si possa fare meglio per Viterbo e perché credo che i viterbesi si meritino di meglio e perché, disinteressandomi, mi sentirei corresponsabile di un modo di amministrare incompetente e dannoso.

L’arsenico è la prova tangibile ed emblematica di come la cattiva amministrazione può nuocere alla vita quotidiana di tutti noi. Come ho sempre sostenuto, per proporre un governo locale alternativo, prima di tutto occorre cambiare metodo: volontà di far prevalere l’interesse pubblico (bene comune) piuttosto che quello privato e competenza amministrativa (conoscenza e sinergia tra enti, cittadini e operatori).

In uno dei rari polmoni verdi d’Italia, in un territorio naturalmente ricco di acqua, non accettiamo e non permettiamo che ci si faccia soffrire la sete!

Raffaella Valeri – Movimento “Viterbo Bene Comune”


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