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“Viterbo è la mia seconda casa e mi dà l’ispirazione”

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Ilaria Porceddu

Ilaria Porceddu

– E’ uno dei talenti sfornati da XFactor, come dimostra il suo secondo posto nella sezione Giovani di Sanremo.

Da quando è bambina, Ilaria Porceddu, nata e cresciuta in Sardegna, sogna di cantare e ora ce l’ha fatta, anche se non si sente arrivata e afferma che “questo è un nuovo punto di partenza”.

E’ una giovane donna, determinata, che vuole vivere della sua arte e che ama profondamente la sua terra, la Sardegna, pur avendo scelto di vivere altrove. A Viterbo, per la precisione.

“Abito a San Pellegrino, mi sono trasferita qua tre anni fa. Prima abitavo a Roma e nell’ultimo periodo avvertivo troppo lo stress di una città così caotica. Mi sono resa conto che non avevo più voglia di sprecare una giornata intera solo per pagare una bolletta. Volevo vivere in una città a misura d’uomo. E ho scelto Viterbo. Ho scoperto che è una città meravigliosa e l’ho scoperto vivendoci.

La cosa che preferisce di Viterbo?
“San Pellegrino, un quartiere magico e di grande ispirazione per me, peccato, però, sia la parte più abbandonata della città. Trovo che sia un’assurdità. E trovo anche assurdo che Viterbo sia sconosciuta ai più”.

Se ne andrà, Ilaria?
“No, per il momento resto – risponde sicura -. Come dicevo, questo posto è di grande ispirazione”.

Un posto, per dirla con le parole di Ilaria, dove lei riesce a stare In equilibrio e a stimolare la creatività necessaria per comporre musiche e canzoni. In equilibrio, per inciso, è il titolo del suo ultimo disco che Ilaria presenterà venerdì 5 aprile alla chiesa di Santa Maria della Salute in via Ascenzi nell’evento organizzato dalla Fondazione Caffeina Cultura e l’Ordine degli Avvocati.

Ma cos’è invece l’equilibrio?
“E’ stare in movimento . Se stai in equilibrio sul filo significa che non sei statico. Non so se sono in equilibrio, so per certo, però, che lo sono alla costante ricerca di esso. Sono viva, sono in perenne movimento”.

Più che una cantautrice, Ilaria parla di sé come una raccontastorie, ovvero una ragazza che trasforma le storie in musica e la musica in storie.
“Racconto le mie storie, ma anche le storie degli altri, di quelle persone che secondo me in questo momento valgono. Di tutte quelle persone che vivono portando avanti le proprie passioni, che riescono a vivere di ciò che amano fare”.

Un po’ come la storia di Ubaldo e Loredana – i due ragazzi della sua canzone che desiderano cantare ma che si ritrovano di fronte gente che non vuole roba strana, ma la musica della solita campana, che, in fondo, è un po’ anche la storia di Ilaria. Ma Ilaria la raccontastorie racconta anche la sua terra, il mare, il viaggio “un tema che mi rappresenta totalmente”. Se la canta e se la suona, si potrebbe dire. E raccoglie i frutti, da qualche anno.

Ma qual è il segreto?
“La perseveranza, il credere in ciò che si fa. L’essere il più sincero possibile, perché solo così si risulta essere credibile agli occhi delle persone. Credo in questo particolare momento storico sia fondamentale per riuscire portare avanti il proprio sogno, fare ciò che piace. Tanto si rischia in ogni caso, ma quando al rischio è associata una grande passione, è più facile riuscire”.

Oltre a fare la scelta rischiosa di poter vivere “di arte”, ha fatto anche altre scelte rischiose, tipo scegliere di cantare in sardo.
“Tutto è partito dalla mia tesi di laurea in etnomusicologia su canto sardo e chitarra – racconta -. Ho studiato un po’ la figura dei cantores che conoscevo, ho scoperto, solo in modo superficiale. Studiando queste tradizioni della mia terra ho capito, vivendo a Roma dall’età di 19 anni, il senso di appartenenza che mi legava alla mia Sardegna. Ho capito che l’avrei voluta portare sempre con me, nelle mie canzoni, nella mia arte”.

Della serie: andarsene da un posto e rendersi conto che quello, più di qualunque altro, è la tua casa. Succede. Spesso.
“Ho deciso di cantare in sardo per creare un ponte tra la Sardegna e il continente, come lo chiamiamo noi, ma anche perché volevo che il messaggio della canzone arrivasse come un grido primitivo”.

L’amore riscoperto verso la sua terra d’origine e poi la decisione di abitare nel cuore di Viterbo.
“Un luogo  dove trovo l’ispirazione, dove la mia creatività è più libera, dove, in sintesi, mi sento a casa”.


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