![]() Filippo Rossi |
– Scheda-intervista del candidato sindaco di Viterbo Filippo Rossi per Viva Viterbo.
I suoi dati anagrafici, professionali e politici.
“Sono nato nel 1965 a Trieste. I miei genitori si erano trasferiti per ragioni di lavoro, ma poi hanno scelto di tornare a Viterbo, la città di mio nonno, Filippo Petroselli, di cui mi hanno dato il nome.
Il mio rapporto con Viterbo inizia da qui, dalle mie radici, e prosegue oggi, con i miei due figli, Gabriele e Cristiano. Con Alessandra, la mia compagna, abbiamo scelto Viterbo per vivere e mettere su famiglia e abbiamo deciso di impegnarci, insieme, per la città. Dal 2008, infatti, organizziamo, prima con un gruppo di amici e poi in maniera sempre più allargata e professionale, il festival Caffeina Cultura, diventato ormai uno dei principali eventi culturali a livello nazionale.
Caffeina è nata da una intuizione: il centro storico di Viterbo poteva essere un meraviglioso palcoscenico a cielo aperto, un luogo vivo e vissuto. Ho messo a disposizione del festival le relazioni, i contatti e le amicizie maturate durante il mio percorso professionale da giornalista – come direttore di Charta Minuta e di Ffwebmagazine e responsabile del domenicale del Secolo d’Italia – e scrittore – ho firmato con Luciano Lanna Fascisti Immaginari, tutto quello che c’è da sapere sulla destra”.
Come mai ha deciso di candidarsi?
“Perché penso che non possiamo più accontentarci di una città spenta e arresa. Viterbo merita di più perché ha tanto da mostrare e tanto c’è da fare. Vogliamo una città viva. Una città al centro dell’Italia, non solo per posizione geografica, ma perché capace di attrarre studenti, turisti, famiglie. Un luogo in cui vivere, non per caso, ma per scelta”.
Il suo programma in cinque punti.
“La prima cosa che faremo è abbattere le tasse comunali per tutte le attività commerciali e imprenditoriali che con il loro lavoro portano turismo a Viterbo. Il Comune deve diventare la prima azienda turistica della città e fare della cultura un motore economico. E per trasformare Viterbo in una città veramente attraente serve un ufficio turistico comunale che elabori tutte le strategie necessarie per la programmazione di eventi, iniziative e manifestazioni che trasformino la città in una meta viva tutto l’anno.
Una meta per il turismo laico e religioso, a partire dal centro storico, dal rilancio della via Francigena, dalla nascita di un museo dei conclavi e dall’istituzione di un centro di alti studi sulla storia del Cristianesimo e dalla trasformazione del termalismo in un vero e proprio Geoparco dell’Unesco. Serve poi un patto tra il mondo dell’impresa e l’amministrazione per un nuovo rinascimento viterbese. Questo per disegnare la bella città del futuro, funzionale, solidale, trasparente, sostenibile ed eco-efficiente.
Una città dove gli istituti comprensivi siano uno snodo importante per i quartieri in cui si trovano. Una città che metta in sinergia centro storico, periferie e il territorio con le sue frazioni. Il tutto per innescare una crescita qualitativa ed economica incentrata su un nuovo modo di abitare – con servizi moderni per i cittadini, collegamenti rapidi e migliore qualità della vita – e per riqualificare dal punto di vista architettonico e urbanistico città e periferie. Una riqualificazione a consumo zero di suolo ma con il fine di rilanciare nuove forme di edilizia di qualità, ad alta efficienza energetica. E con una politica “rifiuti zero”, vale a dire con una raccolta differenziata intesa non solo come un obiettivo ma anche come uno strumento per la riduzione delle tariffe dei cittadini.
La nostra città deve poi essere in grado di sviluppare nuove forme di business nell’economia agricolo-enogastronomica tradizionale, con una filiera corta a 360° che parta dalla valorizzazione delle produzioni agroalimentari d’eccellenza riconosciute a livello nazionale ed internazionale, così come dalle risorse umane, tecnologiche e telematiche presenti sul territorio. Terzo punto, l’Università della Tuscia deve diventare un punto di riferimento. Viterbo città universitaria è un’occasione storica di trasformazione sociale ed economica, di progresso collettivo e condiviso. Una delle risorse mai utilizzate dalle precedenti amministrazioni. Perché, oltre ad essere un contenitore di idee ed eccellenze capaci di dare contributi fattivi per la crescita economica (risparmio energetico, verde urbano, qualità dell’ambiente, beni culturali, convegnistica…) è anche un attrattore di studenti che devono essere accolti nel tessuto sociale della città.
È inoltre fondamentale l’attivazione e il rafforzamento di uno “Sportello Europa” con lo scopo di inserire Viterbo nel contesto delle politiche strutturali, favorire l’internazionalizzazione dello sviluppo locale, accelerare l’innovazione e la competitività delle imprese. Con risorse nazionali sempre più limitate è necessario guardare a nuove forme di finanziamento, sia per progetti complessi in sinergia con l’Università, sia per il co-finanziamento di iniziative concrete. Una città che si proietta in Europa è una città più ricca e più moderna. Infine, dobbiamo assolutamente “Comunicare Viterbo”, sviluppando una grande campagna pubblicitaria a livello nazionale e internazionale e investendo soprattutto sul web per raggiungere mercati specifici. Non un portale ma un grande motore di vendita e promozione. Perché investire in comunicazione significa attrarre risorse umane ed economiche”.
Dove si prendono i soldi per realizzare questi progetti?
“Per realizzare i nostri progetti bastano pochi investimenti. Basta utilizzare meglio le risorse disponibili e incanalarle verso il rilancio del patrimonio cittadino per mettere concretamente a sistema tutte le sue risorse e fare del Comune il vero motore economico della città e del suo territorio. Basta siglare un patto con il mondo dell’impresa per condividere i progetti di rilancio. Trasformare Viterbo in una città viva e attrattiva, significa portare centinaia di migliaia di turisti e quindi milioni di euro che contribuiranno alla crescita e allo sviluppo di tutto il suo tessuto economico e sociale. Ci sono infine i finanziamenti regionali ed europei che dobbiamo saper portare sul nostro territorio a tutto vantaggio non solo dei progetti sviluppati dal Comune, ma anche della progettualità messa in campo da associazioni, organizzazioni e imprese”.
Centro storico aperto o chiuso?
“Noi siamo per la chiusura del centro storico. Ma prima di chiuderlo al traffico, va reso vivo, quotidianamente pieno di turisti e viterbesi, altrimenti muore definitivamente. Per renderlo vivo, nell’immediato occorre organizzare eventi culturali. Sono la cosa più semplice da fare e il loro effetto sull’economia della città si vede subito. Poi a medio termine realizzare il museo dei conclavi che si inserirebbe lungo la via Francigena facendo di Viterbo una meta fondamentale. Un museo che spingerebbe i pellegrini a fermarsi in città per almeno due giorni. Dobbiamo infine riempire i palazzi che prima ospitavano gli uffici pubblici portati via negli ultimi vent’anni dalle ultime amministrazioni”.
Come si risolve il problema dei collegamenti con Roma e Civitavecchia?
“Portando a termine, nel più breve tempo possibile, l’ultimo tratto della Trasversale e potenziando i collegamenti ferroviari rendendoli più rapidi e con una migliore qualità della vita per lavoratori e studenti pendolari. Non da ultimo, Trasversale e ferrovie devono diventare un punto di riferimento efficiente anche per attrarre i flussi turistici provenienti dalla Capitale e dal porto”.
In che modo pensa di gestire il problema dell’arsenico.
“Quella dell’arsenico è una partita che va chiusa immediatamente perché è un danno sia per la salute sia per le tasche dei viterbesi. Un danno costato milioni di euro per l’acquisto di acqua minerale e dei dearsenificatori che le attività economiche hanno dovuto installare all’interno degli esercizi commerciali. Per chiudere definitivamente l’emergenza arsenico intendiamo percorrere due strade. La prima, completando tutti i dearsenificatori alla fonte entro e non oltre il 2013. La seconda, sviluppando – in collaborazione con l’Università degli Studi della Tuscia – soluzioni di lungo periodo che risolvano a costi contenuti il problema dell’arsenico. Ad esempio, con la miscelazione delle acque o scavando pozzi in superficie. Cosa che eviterebbe il costoso ricambio dei filtri dei dearsenificatori”.
Cosa pensa di fare per favorire il lavoro e l’occupazione?
“A partire dalle nostre risorse e dal nostro patrimonio culturale. Viterbo non è mai stata un polo industriale e non è più una città militare. Viterbo deve ripartire da sé stessa e non deve aver paura di farlo. Senza alcuna sudditanza con Roma o con i politici “amici” che stanno in Regione o in Parlamento. Viterbo deve poter camminare con le proprie gambe. A testa alta. Per favorire lavoro e occupazione occorre trasformare il Comune nella prima azienda turistica della città, mettere in sinergia tutte le risorse cittadine, stabilire un nuovo patto con il mondo dell’impresa e portare sul nostro territorio milioni di turisti. È l’unica sfida possibile. L’unica vera opportunità di sviluppo che abbiamo. Altre strade sono state tentate, ma sono tutte fallite”.
Che ruolo avranno i quartieri e le frazioni?
“Un ruolo di primo piano, perché per la prima volta saranno parte integrante del tessuto urbano e di tutte le iniziative che realizzeremo. Quartieri e frazioni vanno collegati alla città e al centro con un trasporto pubblico urbano più efficiente. La qualità della vita e la crescita economica devono essere un punto di riferimento assoluto, ciò significa che i servizi devono essere presenti su tutto il territorio, che le politiche culturali devono arrivare ovunque, che il patrimonio storico e artistico delle frazioni – veri e propri gioielli – deve essere un punto di riferimento per il turismo nazionale e internazionale, una tappa obbligata. Che una zona come il Poggino deve essere riqualificata e rilanciata per diventare uno snodo economico fondamentale lungo l’asse Terni-Orte-Civitavecchia. Significa inoltre che le frazioni devono essere messe nelle condizioni di incidere direttamente sul proprio futuro attraverso la creazione dei municipi”.
Un appello agli elettori sul perché dovrebbero votarla.
“Per cambiare occorre cambiare per davvero. Siamo gli unici che hanno un’offerta politica nata al di fuori del consociativismo che ha portato Viterbo alla decadenza economica e culturale che tutti conosciamo e non ne possiamo più di amministratori che pensano a tutto tranne che al bene comune, che pensano solo al loro tornaconto. Viva Viterbo è l’unica lista che propone un vero e proprio progetto per la città, basato sulla cultura e il turismo come prime risorse del rilancio economico, basato sulla trasparenza assoluta della macchina amministrativa, basato sul rilancio del centro storico come bene essenziale di tutta la città. Basato sulla sinergia tra città, quartieri e territorio. Per questo e per tanti altri motivi vi chiediamo di votare e far votare Viva Viterbo”.
