– Prenderà il via stamattina il processo sull’appaltopoli viterbese.
Gli otto imputati compariranno davanti al collegio dei giudici del tribunale di Viterbo.
Vengono da “Genio e sregolatezza”, la maxi operazione della forestale culminata nei blitz di settembre e ottobre. Dodici arresti nel primo, tredici nel secondo. Per un totale di 26 presunte gare truccate dal valore complessivo di dodici milioni di euro.
Gli indagati sono sessantatré per reati che vanno dalla corruzione, alla turbativa d’asta, fino alla rivelazione di segreti d’ufficio.
Una vera oligarchia degli appalti, per i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci. Un gruppo di imprenditori che, per l’accusa, era in grado di controllare e gestire l’assegnazione degli appalti a Viterbo e provincia. Con la complicità dei funzionari del Genio civile Roberto Lanzi e Gabriela Annesi. E’ soprattutto al primo che i magistrati riconoscono un ruolo di spicco.
Lanzi avrebbe favorito, a turno, i vari imprenditori che, a loro volta, si sarebbero messi d’accordo tra loro per spartirsi le fette della torta. In cambio del suo impegno, secondo l’accusa, il funzionario del Genio civile avrebbe intascato diverse tangenti.
Oltre ai due funzionari del Genio, a processo con rito immediato andranno il sindaco di Graffignano Adriano Santori e l’assessore Luciano Cardoni e gli imprenditori Fabrizio Giraldo, Luca Amedeo Girotti, Angelo Anselmi e Giuliano Bilancini.
Mancano all’appello Marcello Rossi e Stefano Nicolai, gli unici per i quali i pm non hanno chiesto il giudizio immediato e, quindi, ancora in attesa di sviluppi.
Salteranno il processo anche Roberto Tomassetti e Gianfranco e Daniela Chiavarino, tutti in attesa di patteggiamento.
Il rischio che il processo si areni prima di iniziare è concreto. Qualche difensore annuncia già che l’udienza potrebbe saltare per via dei soliti vizi di forma. In caso contrario, i legali sono pronti a sciorinare eccezioni a valanga sull’attività investigativa. Intercettazioni comprese.
Solo una volta sciolti tutti i nodi preliminari si potrà passare all’ascolto dei testimoni. Solo la difesa di Lanzi ne ha citati un centinaio. Gli altri, non meno di una trentina ciascuno. Numeri che danno già l’idea della mole del processo.




