– Arsenico, ma che colpa abbiamo noi?
Mercoledì mattina è iniziata la causa civile davanti al giudice di pace di Viterbo. Azione legale promossa da FondAzione per ottenere il risarcimento dei costi dei dearsenificatori installati dagli esercenti per contrastare l’emergenza.
Giuseppina Germani, titolare di un noto ristorante in via Cardinal La Fontaine, ha fatto causa a Stato, Regione, Provincia, Comune e Talete. Li accusa di inerzia nella gestione dell’emergenza arsenico. Tant’è che ai ristoratori come lei e ai titolari di bar e pizzerie, è toccato spendere un minimo di 1500 euro ciascuno per dotarsi del dearsenificatore. Soldi che ora la Germani chiede indietro, attraverso il suo avvocato Luigi Padovan.
Valanga di eccezioni alla prima udienza di mercoledì. Davanti al giudice di pace Faggioni, gli avvocati degli enti citati hanno eccepito la carenza di legittimazione passiva. In pratica, si sono tutti dichiarati immuni da responsabilità, scaricandola, invece, sui coimputati. Un chiaro tentativo di chiamarsi fuori dalla causa senza rimborsare un euro.
Il giudice Faggioni scioglierà la riserva alla prossima udienza a luglio. “Il valore del risarcimento richiesto è di per sé basso – afferma l’avvocato Luigi Padovan – ma si tratta di una causa pilota: se il giudice accogliesse la domanda, come ci si aspetta ragionevolmente, ne seguirebbero altre. In teoria ogni impresa del Viterbese operante nel settore avrebbe un precedente per ottenere giudizialmente la restituzione dei soldi che è stata costretta a spendere ma, soprattutto, sarebbe giustamente sanzionato, per una volta, un malcostume politico tutto italiano”.

