– Giorgio De Vito condannato a diciassette anni.
La Corte d’Assise d’appello di Roma ha riformato la sentenza di primo grado, che condannava il 38enne napoletano all’ergastolo per l’omicidio di Marcella Rizzello.
La donna fu uccisa in casa il 3 febbraio 2010, con trenta coltellate. Il corpo, riverso accanto al letto in un lago di sangue, fu trovato dal suo compagno.
Unica testimone accertata del delitto, la figlia della coppia, che all’epoca aveva solo tredici mesi.
La sentenza è arrivata alle 14,30, dopo una camera di consiglio di un’ora e dieci minuti.
Applicate tutte le attenuanti, compresa quella del rito abbreviato, che la difesa aveva chiesto all’inizio del processo di primo grado.
“Davanti alla morte di una giovane donna è impossibile dirsi soddisfatti – afferma l’avvocato di De Vito, Enrico Valentini -. Ho nel cuore i parenti di Marcella Rizzello. Resta sicuramente un compiacimento professionale nell’aver visto accolta la mia richiesta di diminuzione della pena, in relazione alla perizia psichiatrica eseguita nell’altro processo”. In quella sede, De Vito, accusato di aver tentato di uccidere a sciabolate il suo rivale in amore, fu giudicato incapace di intendere e di volere al momento del fatto. Incapacità che era stata invece smentita nel processo di primo grado per l’omicidio Rizzello.
Sgomento tra i parenti della vittima. Appena letta la sentenza, la madre di Marcella, Lucia Prastaro, è scoppiata in uno sfogo rivolto ai giudici: “Non è giustizia!”, ha ripetuto, più volte, ad alta voce.
“Tanto vale la vita di una donna”, commenta telegrafico l’avvocato del compagno della vittima, Fabrizio Ballarini. Le parti civili sono già pronte a ricorrere in Cassazione.



