– E’ tornato libero la scorsa settimana Emanuele Giovagnoli.
Il gip del tribunale di Civitavecchia ha revocato gli arresti domiciliari all’imprenditore di Ronciglione, collaboratore di Francesco Bellavista Caltagirone.
Entrambi erano stati arrestati a marzo, nell’ambito dell’indagine riguardante il porto turistico di Fiumicino. Frode nelle pubbliche forniture e appropriazione indebita le accuse.
L’avvocato di Giovagnoli, Antonio Voce, aveva presentato l’istanza il 17 maggio. Il gip l’ha accolta cinque giorni dopo. “Ho sottolineato la buona fede di Giovagnoli – spiega il difensore -. Il pm di Civitavecchia Lorenzo Del Giudice parla di un meccanismo di frode ottenuto attraverso una lunga catena di subappalti. Sistema che non ha di certo inventato Giovagnoli”.
L’imprenditore era legale rappresentante di una società riconducibile al gruppo Caltagirone che, dopo aver ricevuto l’appalto dei lavori per il porto li ha, poi, ceduti a un’altra azienda. La stessa che lo ha costruito.
Per gli inquirenti l’opera sarebbe stata realizzata con materiali scadenti. In violazione delle più elementari normative sulla sicurezza. Il tutto allo scopo di lucrare sui costi. “E’ stato Giovagnoli – continua l’avvocato – a concludere l’atto di transazione con cui si impegnava a pagare fornitori e subfornitori. Non l’avrebbe fatto se l’intenzione fosse stata quella di commettere una frode”.
L’avvocato richiama vicende analoghe, come quella del porto di Imperia. “Un’inchiesta in cui Giovagnoli non è mai entrato – dice -. I giudici non hanno neanche mai preso in considerazione l’idea di valutare la sua posizione”.
E infine, l’accusa di appropriazione indebita. Che per l’avvocato non regge. “E’ un reato che si commette quando ci si appropria di beni altrui. In questo caso, i beni in questione sono tutti di società riconducibili al gruppo Caltagirone. Come se a un qualunque soggetto si contestasse di essersi appropriato di cose sue. Dov’è l’appropriazione indebita?”.

