![]() Le castagne dei Cimini |
– Non solo lotta al cinipide per contrastare l’emergenza castagna nella Tuscia, ma soprattutto un approccio organico che affronti le principali criticità del settore. È la strategia definita dal Tavolo tecnico sulle problematiche della castanicoltura della provincia di Viterbo, costituito nel dicembre scorso su iniziativa della Camera di Commercio e con la partecipazione dei Comuni interessati, Associazioni di categoria del comparto agricolo (Coldiretti, Cia, Confagricoltura), Ministero delle Politiche agricole, Provincia di Viterbo, Regione Lazio, Università della Tuscia e Centro studi e ricerche sul nocciolo e castagno.
Obiettivo del Tavolo è proprio quello di esaminare le criticità a tutto tondo del settore castanicolo, alla luce non solo della consolidata presenza del cinipide o vespa galligena, ma analizzando anche quegli aspetti contingenti come le particolari condizioni climatiche e l’inaspettato attacco di Tortrice precoce (Pammene fasciana), che soprattutto nel 2012 hanno fortemente minato il patrimonio castanicolo viterbese.
Si tratta, infatti, di una vera e propria emergenza che rischia non solo di compromettere l’economia del territorio, ma anche determinare profonde ripercussioni dal punto di vista ambientale e quindi di mantenimento di un fondamentale presidio di tutela del suolo, che richiede di essere affrontata organicamente. Tre sono le linee di azione individuate dal Tavolo tecnico:
Lotta al cinipide o vespa galligena. Appare oggi fuori discussione come la forma di contrasto al parassita sia legata esclusivamente ai lanci dell’antagonista Torymus sinensis. Vi è ormai certezza che l’attività di diffusione realizzata negli anni scorsi abbia assicurato l’insediamento nei castagneti del Torymus. Tale presenza non potrà che rafforzarsi ulteriormente nel corso dell’anno 2013 e negli anni successivi e ciò grazie al materiale proveniente dai vari centri di moltiplicazione e alla presenza di tecnici adeguatamente formati allo scopo. Non va inoltre sottovalutata la presenza di antagonisti autoctoni che, presenti naturalmente nei castagneti, stanno gradualmente consentendo un ancor più efficace contrasto al cinipide.
Presenza di Cydie (in particolar modo Pammene fasciana o Tortrice precoce). Si può ragionevolmente ipotizzare come una serie di concause abbiano determinato, nell’anno 2012, una esplosione della popolazione di Pammene, causa principale della caduta precoce dei ricci. Emerge quindi con chiarezza la necessità di monitorare nell’anno in corso l’andamento degli sfarfallamenti del lepidottero e ciò al fine di valutare la reale presenza. A tale riguardo si è deciso di realizzare, con il supporto di un gruppo di castanicoltori segnalato dalle Associazioni agricole provinciali, una rete di monitoraggio nell’area dei monti Cimini, posizionando un significativo numero di trappole a ferormoni atte a valutare la presenza e l’entità delle presenze dell’insetto. Per tale scopo si è quindi deciso di formare un congruo numero di tirocinanti dell’Università della Tuscia che, oltre a posizionare le trappole, a regolari intervalli verifichino l’andamento delle catture. Di quanto sarà di volta in volta rilevato, saranno messi a conoscenza gli agricoltori dell’area e ciò attraverso informazioni dettagliate riportate sul sito del CeFAS ( HYPERLINK “http://www.cefas.org” www.cefas.org) e comunicato anche dai Comuni che riceveranno in anteprima tali dati. L’obiettivo di questa azione è quindi quello di scongiurare inutili forme di lotta con presidi fitosanitari che potrebbero, in particolar modo, anche negativamente interferire sulla efficacia dei lanci del Torymus sinensis.
Razionale gestione agronomica del castagneto. L’impatto della vespa galligena sulle aree a castagneto del comprensorio ha evidentemente causato uno stato di debolezza nella piante colpite che divengono più vulnerabili ad altri fattori di stress, tra cui la siccità e la carenza di elementi nutritivi. Il deficit idrico combinato ad alte temperature, come si è verificato in passato, costituisce uno degli stress abiotici più severi a cui la pianta reagisce con avvizzimenti, precoce ed eccessiva caduta fogliare, microfillia e maggiore suscettibilità a crittogame. L’azione combinata di tali elementi fa sì che interventi sul versante agronomico divengono oggi più che mai determinanti per il mantenimento e rilancio della castanicoltura. Si ritiene quindi utile lo studio e valutazione dei possibili impatti derivanti, da un lato da mirati apporti idrici nei momenti di maggiore fabbisogno e, dall’altro, dalla somministrazione di elementi fertilizzanti di matrice organica che, oltre ad apportare elementi nutritivi possano positivamente agire sulla struttura fisica del terreno. In tale ambito non va sottovalutata anche una idonea e oculata gestione dell’inerbimento sottochioma, utile non solo a concorrere all’innalzamento del livello generale di fertilità del suolo, ma anche ad agevolare la fase di raccolta. Il Tavolo tecnico sulla Castanicoltura ha anche individuato nel programma “LIFE +” la possibilità di accedere a risorse economiche dell’Unione Europea dedicate agli aspetti ambientali, con l’intento di attuare di una serie di interventi a sostegno della castanicoltura locale.
