![]() Il sindaco Giulio Marini |
– Scheda-intervista del candidato sindaco di Viterbo Giulio Marini con le liste del Pdl, Fratelli d’Italia, Ego sum leo e Civica per Viterbo.
I suoi dati anagrafici, professionali e politici.
“All’anagrafe Giulio Marini, per molti miei concittadini sono semplicemente Giulio. Lo scorso 8 aprile ho compiuto 56 anni, tutti vissuti nella città dove sono nato, Viterbo. Sono cresciuto e mi sono sposato nel quartiere Pilastro con mia moglie Emanuela. Ho due figli, Leonardo e Martina.
Lo sport ha alimentato la mia prima passione adolescenziale. Molte le discipline a cui ho dedicato le mie energie in quegli anni. Il calcio ha però prevalso su tutte. I colori gialloblù della mia città sono una costante fissa nella mia vita, di sportivo e di viterbese. Da ragazzo indossavo la maglia della mia squadra difendendola sul campo, nella categoria Allievi, durante gli anni di mister Rempicci e poi di Patara. Oggi, dopo quasi quarant’anni, quella passione non mi ha mai abbandonato e ogni domenica mi porta a tifare Viterbese, in città e in trasferta.
La mia prima vera esperienza lavorativa l’ho fatta al gruppo La Rinascente, scoprendo uno spirito imprenditoriale e maturando la voglia di stare a contatto con il pubblico. Pochi anni dopo entrai come dipendente alla Camera di commercio di Viterbo, specializzandomi nella promozione delle attività turistiche, agricole, agroalimentari e industriali del comparto ceramico.
Nel ’93 la politica inizia a entrare nella mia vita. In maniera graduale mi avvicino ed entro in un mondo fino a quel momento sconosciuto. In quello stesso anno a Viterbo metto le basi al primo “Club Azzurro Forza Italia”. E tutto ha inizio. Nel ’95 partecipo come candidato consigliere Forza Italia alle elezioni amministrative comunali della mia città. Un grande successo. Il “Polo per le Libertà” stravince. Marcello Meroi, alla guida della città, mi nomina vice sindaco e assessore allo Sviluppo Economico e al Verde Pubblico. Si apre quell’anno per il Comune di Viterbo una fase di cambiamento, contraddistinta dall’energia e dall’entusiasmo di forze nuove, giovani. L’amministrazione di quegli anni viene ricordata per il grande impegno nel sociale e nella cultura.
Il ’97 segna un altro importante capitolo della mia vita politica. “Il Polo per le Libertà” mi propone, con largo consenso dei partiti e dell’opinione pubblica, come candidato presidente della Provincia di Viterbo. Una sfida difficilissima: la sinistra e il centrosinistra hanno governato la Tuscia per quarant’anni anni e il Pds ripropone candidato il presidente uscente. Con 85mila 549 preferenze e uno scarto considerevole sul concorrente, vengo eletto a maggio presidente della Provincia di Viterbo
Un “ribaltone” interno alla maggioranza, 29 mesi dopo, mi costringe alle dimissioni anticipate. Ne segue il commissariamento dell’ente per tornare nel 2000 a nuove elezioni.
Accetto di nuovo la sfida, supportato da Forza Italia ma anche da An, Ccd, Cdu e Pensionati uniti. E’ il 30 aprile del 2000, anno giubilare, quando vivo una delle più belle e difficili vittorie elettorali: il “presidente della gente”, il “bandolero stanco”, così mi chiamavano alcuni giornalisti viterbesi, è di nuovo alla guida della Provincia di Viterbo. La Tuscia aveva riposto nuovamente in me la propria fiducia.
Presidente della Provincia di Viterbo, commissario straordinario dell’Apt azienda di promozione turistica della Provincia di Viterbo, amministratore delegato della Talete Spa, presidente del Cda del centro merci di Orte Spa, responsabile unico per il contratto d’area di Tarquinia-Montalto, vicepresidente Altatecnologia dell’associazione dell’Arco Latino delle Province Europee, tra i probiviri del Lazio e consigliere nazionale di Forza Italia. L’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana. Non sapevo in quegli anni di essere solo “nel mezzo del cammin” della mia vita politica. Il 9 e 10 aprile 2006, “con la Tuscia sempre nel cuore” sono il candidato dei viterbesi al Senato. Il 19 aprile vengo proclamato senatore della Repubblica Italiana.
In Senato sono componente del comitato direttivo del gruppo Forza Italia, membro della IV commissione permanente (Difesa), membro della commissione di inchiesta sull’uranio impoverito, membro della delegazione parlamentare italiana presso l’assemblea parlamentare della Nato.
Alle Politiche 2008 concorro alla Camera nella XVI Circoscrizione (Lazio 2) con il Popolo delle Libertà. Il 29 aprile 2008 vengo iscritto al gruppo parlamentare Popolo delle Libertà. Contemporaneamente concorro alle elezioni amministrative come candidato sindaco del Popolo delle libertà, con il supporto di due liste civiche. Al primo turno ottengo 21mila 323 voti, pari al 49.14% di consenso da parte dei miei concittadini. Al ballottaggio arrivo al 62.03% dei voti e vengo eletto sindaco di Viterbo. Il 13 gennaio del 2012 la legge sull’incompatibilità mi impone una decisione, o deputato o sindaco. Ho scelto di rimanere sindaco della mia città e lasciare il Parlamento.
Oggi, nonostante le grandi difficoltà in cui si trovano i comuni italiani, e quindi anche Viterbo, tra tagli in bilancio e la rigidità del patto di stabilità che non consente margini accettabili di autonomia finanziaria, voglio restare ancora con la mia gente. Abbiamo avviato importanti progetti che cambieranno il volto della città, innovandola e riqualificandola. Come un buon padre di famiglia che pensa al futuro dei propri figli, io penso al futuro della mia e della nostra città”.
Come mai ha deciso di candidarsi?
“Ho deciso di ricandidarmi per senso di responsabilità verso la città. La stessa motivazione che mi spinse a scegliere di restare a fare il sindaco, dimettendomi da parlamentare. C’è in atto un cambiamento importante per Viterbo, con gli interventi infrastrutturali e sociali del progetto Plus e non solo, e vorrei portarlo a compimento”.
Il suo programma in cinque punti.
“Perseguire un alto livello della qualità della vita nel rispetto della tradizione, attraverso la tutela, la riqualificazione e una nuova funzionalità del tessuto urbano, economico, ambientale e un utilizzo virtuoso delle risorse a disposizione. Il progetto Plus, finanziato dalla Comunità europea per il tramite della Regione Lazio, racchiude gran parte di questo progetto.
Gli oltre 13 milioni di euro consentiranno la realizzazione di molte opere, che non riguarderanno solamente gli ascensori di collegamento tra la Valle di Faul e il Colle del Duomo e la riqualificazione della Valle stessa, ma includeranno altri servizi come la copertura wi-fi in tutto il centro storico, l’infomobilità, le postazioni bike sharing, i parcheggi, il recupero di strutture e spazi, la realizzazione di un anfiteatro. Ma il cambiamento passa anche dal recupero di altri spazi, come ad esempio Sallupara, il teatro Unione al momento chiuso per il rinnovo degli impianti, per il restauro e per l’implementazione del servizio di antincendio. E ancora, garantire ai vari quartieri servizi efficienti e organizzati. Penso ad esempio a Santa Barbara, uno dei quartieri più popolosi della città, che ad oggi ospita un centro Alzheimer, sta assistendo alla realizzazione del nido comunale, e presto a quella del centro sportivo e della scuola materna.
La tutela dell’ambiente è un’altra priorità del mio programma elettorale. Anche qui abbiamo già avviato un percorso. Lo scorso agosto, grazie al cofinanziamento ministeriale abbiamo acquistato tre bus elettrici e due scuolabus, ma penso anche ai diversi mezzi comunali utilizzati e agli incentivi per chi utilizza mezzi elettrici. Sul fronte rifiuti, invece, dopo l’avvio della raccolta differenziata porta a porta all’interno del centro storico, dal prossimo primo luglio lo stesso servizio verrà esteso a tutto il territorio comunale. Conclude la serie di importanti interventi a favore dell’ambiente il nuovo sistema di illuminazione pubblica che riguarda 9200 punti luce, i cui corpi illuminanti saranno alimentati da luci a led a basso consumo energetico.
Tra i primi cinque punti del mio programma rientra l’attenzione verso le fasce sociali più deboli della nostra città. Nonostante i tagli governativi, nonostante i limiti di spesa imposti dal patto di stabilità, gli interventi a favore delle persone bisognose sono raddoppiati. E questa è la linea che intendo mantenere, magari sacrificando qualche altro servizio non proprio indispensabile, come ad esempio l’acqua nelle fontane. Attenzione inoltre per le politiche della casa, i servizi sanitari di accoglienza per situazioni di disagio, difesa della famiglia, asili nido e sostegno al volontariato.
Altro punto fondamentale riguarda la sicurezza della città, per la tranquillità di chi la abita e per la tutela del patrimonio storico. Ad oggi abbiamo 39 telecamere dislocate in città, le ultime due sono state installate la scorsa settimana al parcheggio di Valle Pierina a Bagnaia, dopo una serie di atti vandalici. Vogliamo proseguire su questa strada, un modo che ci permette di controllare e individuare responsabili di atti vandalici e danni alla nostra città. A piazza del Gesù ad esempio, grazie alla telecamera siamo riusciti a risalire al conducente del mezzo non autorizzato che ha provocato la voragine.
Infine, un progetto importante, in corso di definizione, come quello del termalismo. Termalismo libero e di impresa come volano di sviluppo, che tuteli e valorizzi la risorsa termale e che garantisca posti di lavoro. Dalla scorsa estate il Comune di Viterbo, dopo annose questioni, è divenuta comproprietaria della struttura delle terme ex Inps, a breve si potrà procedere alla costituzione della società di gestione che dovrà portarne avanti l’attività. Di recente è stato approvato il progetto imprenditoriale riguardante il parco termale e il recupero della struttura ex Oasi in località Bacucco-Bagnaccio, mentre è in fase di ultimazione il percorso amministrativo dell’altro progetto termale, quello in località Paliano, proposto da un’altra società. Le basi ci sono, ora bisogna lavorare sulla programmazione e sulla realizzazione”.
Dove si prendono i soldi per realizzare questi progetti?
“Per mia natura sono un frate cercatore. Con il patto di stabilità imposto dal governo che non ci consente di spendere i circa 25 milioni di euro che abbiamo accumulato nelle casse comunali, i soldi me li sono andati a cercare altrove. Oltre 20 milioni provenienti tra Comunità Europea, Regione Lazio, ministero. Fondi che però non possono essere spesi per finalità diverse da quelle per le quali sono stati concessi.
Per fare un esempio pratico: i 13 milioni di euro comunitari, concessi per i progetti Plus, e a costo zero per i viterbesi, devono essere spesi nei tempi stabiliti dalla Comunità Europea e rendicontati entro settembre 2015, e soprattutto non possono essere dirottati su altri interventi come ad esempio l’asfaltatura delle strade, tra le attuali priorità. Diversamente i fondi si perdono.
Pur essendo Viterbo un Comune virtuoso è comunque sottoposto all’odioso vincolo del patto di stabilità. Ancora siamo in attesa di conoscere la quota che ci è consentito spendere per l’anno 2013. Attraverso una certosina operazione di tagli e risparmi siamo riusciti in questi mesi a mettere insieme una somma che destineremo alle pavimentazioni. Ho intenzione di proseguire su questa stessa strada, anche e soprattutto in considerazione dei sempre maggiori tagli al bilancio comunale e all’impossibilità di poter spendere in autonomia quanto disponibile”.
Centro storico aperto o chiuso?
“Chiuso. Il centro storico per me deve essere chiuso. Come quello della maggior parte dei capoluoghi italiani. Ovviamente con tutti gli accorgimenti per i residenti e per chi lo vive. Il centro storico è prima di tutto di chi lo abita. Una volta realizzati i parcheggi, i collegamenti tra la Valle di Faul e il cuore della città, sia con gli ascensori che con i bus navetta, allora ha un senso chiudere”.
Come si risolve il problema dei collegamenti con Roma e Civitavecchia?
“La ferrovia Viterbo-Roma non è in grado di garantire un collegamento veloce. In un momento come questo mi sembra molto remota la possibilità di prevedere una linea dedicata che colleghi la nostra città alla Capitale.
Per raggiungere questo traguardo, Viterbo necessita di un’altra infrastruttura, capace di catalizzare interesse e principalmente risorse. Per questo non ho abbandonato il progetto aeroporto, opera che consentirebbe anche la realizzazione di altre infrastrutture. Per quanto riguarda invece il collegamento con Civitavecchia, ricordo il protocollo di sviluppo siglato dalla nostra città insieme a Terni, Rieti e Civitavecchia, con l’intento di costituire una macroarea per attingere più facilmente a finanziamenti europei, propedeutici alla realizzazione dei collegamenti infrastrutturali. Inoltre, lo scorso aprile, alla presidenza dei ministri, ho firmato il protocollo di intesa per il potenziamento dell’hub portuale di Civitavecchia.
Potenziamento che include anche la realizzazione dell’ultimo tratto di trasversale, Monteromano-Civitavecchia e che prevede anche lo stanziamento di risorse da parte dell’autorità portuale”.
In che modo pensa di gestire il problema dell’arsenico?
“Con lo stesso modo utilizzato fino a oggi. Ovvero sollecitare chi deve provvedere, o meglio, chi avrebbe dovuto farlo anni fa, la Regione Lazio. Il problema dell’arsenico che interessa gran parte dei comuni della Tuscia, ma anche di alte regioni, come ad esempio la Toscana, non può essere gestito e risolto dagli stessi comuni, la somma necessaria per sanare quest’emergenza va ben oltre le possibilità economiche di un’amministrazione comunale.
Dati alla mano, stiamo parlando di una prima fase che ammonta a 720mila euro. Il costo della seconda arriva invece a 3 milioni e mezzo, per un totale di 4 milioni e duecento mila euro. Una somma che il Comune di Viterbo non avrebbe mai potuto spendere, non avremmo potuto accendere mutui di tale importo, né tanto meno attingere ai fondi di bilancio. È dal 2001 che si parla di arsenico e si rimpalla la problematica da amministrazione in amministrazione. In quegli anni sono state diverse le richieste di intervento rivolte alla Regione da parte delle istituzioni territoriali.
Nulla si è mai mosso. Nel 2008 un barlume di luce, ma tale è rimasto. Un protocollo di intesa firmato, con cui la Regione si impegnava a definire le linee progettuali e attuative per la realizzazione delle opere necessarie alla risoluzione della questione arsenico. Se quell’anno le cose fossero andate come da programma, si sarebbe potuto risolvere il tutto con un intervento di miscelazione delle acque, evitando la realizzazione di numerosi impianti di dearsenificazione con conseguenti costi di istallazione e gestione, nonché quelli legati alle disfunzioni impiantistiche. Un progetto intelligente, con minori costi, seppur con tempi più lunghi di avviamento. Ma tale è rimasto, un progetto in fase di bozza, su carta.
Il rinvio della problematica ha portato nel 2011 a quella che ormai aveva tutti i caratteri dell’emergenza. Pertanto, l’allora presidente Polverini, con poteri d’urgenza, stanziò i fondi per i dearsenificatori. La questione si è poi acutizzata con l’avvicinarsi della scadenza della deroga da parte della Commissione Europea che fino a quel momento poneva come limite consentito 20 microgrammi di arsenico per litro, dal 1 gennaio 2013 si riduceva a 10. Un mancato rinnovo che ha obbligato i sindaci dei comuni interessati dalla problematica a emanare l’ordinanza di non potabilità dell’acqua in tutte quelle zone con concentrazione di arsenico superiore a 10 microgrammi.
Finalmente qualcosa si sta muovendo ed entro il 2013 dovremmo aver risolto l’emergenza. Al momento due dei quattro dearsenificatori previsti per la prima fase di emergenza sono in funzione in località Campo Sportivo a San Martino e in località Montecchio a Bagnaia, gli altri due, che interesseranno Tobia e la località Pidocchio, entreranno a breve in attività. Gli altri 4 verranno collocati entro il 2014 e andranno a sanare l’emergenza nelle zone con minore concentrazione di arsenico, ovvero con parametri compresi tra 10 e 20 microgrammi per litro. Mi riferisco a Monte Iugo, Sorgente Capelacqua, Sorgenti Le Vene e Pozzi Bisenzio”.
Cosa pensa di fare per favorire il lavoro e l’occupazione?
“Come prima cosa salvaguardare i livelli occupazionali di chi un lavoro lo ha e rischia di perderlo. E proprio su questo ha lavorato questa amministrazione in questi anni. Cito a titolo esemplificativo i 130 dipendenti Cev, la società partecipata del Comune salvata dal fallimento con il preciso intento di tutelare i posti di lavoro, le 27 educatrici degli asili nido, i nove dipendenti ex Ciet.
Per quanto riguarda la creazione di nuovi posti, penso nuovamente al Plus e al milione di euro stanziato in ambito sociale ed economico. Una parte degli interventi riguardano infatti borse lavoro per persone disoccupate, voucher formativi, corsi di formazione per assistenti familiari, ma anche fondi di garanzia, agevolazioni e contributi per piccole e medie imprese ubicate all’interno delle mura cittadine, fondi per incentivare l’apertura di nuove attività e riqualificare quelle già esistenti”.
Che ruolo avranno i quartieri e le frazioni?
“Avranno un ruolo. Ma anche attenzione. Un’attenzione concreta, possibile grazie ai finanziamenti esterni provenienti da fonti comunitarie, ministeriali e regionali. Quei fondi servono per finanziare e gestire buona parte delle opere previste per il centro della città. Quello che siamo riusciti a risparmiare e quello che riusciremo a spendere, patto di stabilità consentendo, lo potremo finalmente destinare alle frazioni e ai quartieri più periferici”.
Un appello agli elettori sul perché dovrebbero votarla.
“Questi cinque anni sono stati difficili, anzi terribili. Scanditi da mille difficoltà di diversa natura. I tagli governativi degli ultimi due anni, complessivamente dieci milioni di euro in meno, l’impossibilità di poter spendere in autonomia i fondi comunali per rispondere alle esigenze dei cittadini, spese impreviste che hanno ulteriormente aggravato una situazione già di per sé non troppo rosea, hanno reso questo quinquennio davvero difficile.
Ma mi sono rimboccato le maniche e ho cercato di salvaguardare la mia città, cercando di garantire comunque la stessa qualità dei servizi senza aumentare le tasse di un solo centesimo, tanto da essere tra le città con le aliquote più basse rispetto alle medie nazionali. Ho cercato di individuare fonti alternative di finanziamento per tamponare le criticità economiche, salvaguardare posti di lavoro. Avrei potuto fare sicuramente meglio e di più, se solo avessi avuto maggiore disponibilità finanziaria.
Ai miei concittadini dico solamente di scegliere pensando che i risultati di quanto avviato in questi anni si vedranno nei prossimi. Gran parte dei lavori oltre ad essere stati annunciati sono stati avviati. E non a parole, ma con fatti e atti amministrativi. I sogni, per diventare realtà, hanno bisogno di risorse e di una consolidata capacità a reperirle senza pesare sulle tasche dei cittadini. Il cambiamento per far crescere la città è già in atto, ma dobbiamo remare tutti nella stessa direzione, amministratori e viterbesi”.
