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Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta ai candidati a sindaco del Comune di Viterbo di Saverio Senni – Gentili candidati,
uno dei temi che sembra finalmente aver conseguito una qualche attenzione nel dibattito elettorale è quello dell’agricoltura. E questo anche se il Comune, in quanto ente locale, con riferimento al settore agricolo non ha molte competenze specifiche, né risorse trasferite dai livelli amministrativi superiori. Eppure molto si può fare per promuovere la qualità della vita e dei servizi dei cittadini attraverso un ruolo pro-attivo più spiccato del mondo agricolo nelle politiche di sviluppo locale.
Negli ultimi dieci anni l’Università della Tuscia, in particolare un gruppo di docenti del dipartimento Dafne, tra i quali mi onoro di appartenere, ha svolto un ruolo di primo piano a livello nazionale ed europeo sulla tematica dell’agricoltura a servizio della comunità locale e della società in generale, con particolare riferimento ad alcune fasce più deboli della popolazione.
“Agricoltura sociale”, “Agricoltura urbana”, “Agricoltura civica” sono espressioni ormai consolidatesi nel dibattito nazionale ed europeo sulla multifunzionalità dell’agricoltura, espressioni consolidatesi anche grazie ai numerosi progetti di ricerca, di formazione e di animazione che hanno visto l’Ateneo impegnato in ruoli di primo piano. Basti citare, tra le tante iniziative, il master in Agricoltura etico-sociale, unico del suo genere a livello europeo, che si è tenuto alcuni anni fa presso l’Università della Tuscia. Quella esperienza formativa non fu mai ripetuta anche per la difficoltà ad intraprendere forme di collaborazione con soggetti pubblici e collettivi della Tuscia per darne continuità.
Alla luce di quanto ho avuto modo di maturare in questi anni sul cambiamento in atto in agricoltura, divenuto ambito anche di originale innovazione sociale, ho ritenuto di sottoporre alla vostra attenzione le considerazioni che seguono affinché le valutiate in vista di quello che vi auguro sia un proficuo impegno amministrativo.
L’agricoltura, ovvero la domesticazione di piante e animali, nasce circa 11-12mila anni fa per motivi sostanzialmente di natura sociale, in quanto pratica più funzionale alle nuove forme insediative che l’umanità stava avviando. Una funzione di carattere prettamente sociale (in senso lato) è dunque insita nella natura più profonda della pratica agricola.
Nonostante non vi si presti la dovuta attenzione, ancora oggi – e non potrebbe essere altrimenti – il legame di ciascun individuo con la terra è inscindibile e quotidiano: “mangiare è un atto agricolo”, ha scritto Wendell Berry e un felice detto ci ricorda che “una volta nella tua vita hai bisogno di un medico, di un avvocato, di un poliziotto o anche di un sacerdote, ma ogni giorno, tre volte al giorno hai bisogno di un agricoltore”.
Ecco dunque che l’agricoltura tocca molti ambiti su cui le amministrazioni locali hanno competenza, quali:
la pianificazione urbanistica, dove è storicamente prevalsa una visione dei terreni agricoli e forestali come spazi marginali e residuali, i cui costi di sottrazione vengono nel migliore dei casi valutati in termini di mancati redditi futuri e non dei mancati servizi di natura multifunzionale che un suolo agroforestale è in grado di erogare (produzione di ossigeno, regimazione idrica, paesaggio, biodiversità, ricreatività, salute mentale, occupazione ecc.);
il verde pubblico, l’ambiente e la gestione del territorio, avvalendosi anche, per queste finalità, delle convenzioni tra ente locale e imprenditori agricoli previste da D. Lgs. n. 228/2001 e così poco utilizzate;
la salute degli individui e la coesione sociale, attraverso le nuove forme di coproduzione di benessere individuale e collettivo di soggetti fragili e svantaggiati, come nel caso delle pratiche di agricoltura sociale e degli orti urbani e sociali;
il patrimonio e la messa a valore delle terre pubbliche, la cui qualità e consistenza spesso è ignota agli stessi amministratori;
le mense scolastiche, dove dovrebbe essere data priorità agli alimenti di produzione locale, prodotti con metodi rispettosi dell’ambiente e capaci di sostenere nel processo di produzione azioni di accoglienza, di inclusione sociale e di integrazione lavorativa;
le scuole di ogni ordine e grado, consolidando i progetti di “orti scolastici” già intrapresi a Viterbo da alcuni istituti scolastici e accompagnando la nascita di nuove iniziative all’interno delle scuole per valorizzare lo straordinario potenziale educativo che ha un rapporto attivo con le piante e il coinvolgimento dei giovani nella produzione di cibo;
Viterbo come prima città “Smagr”, oltre che Smart, attraverso lo sviluppo dei mercati contadini e la realizzazione di manifestazioni di livello nazionale che invadano la città, almeno una volta l’anno, con immagini, volti, odori, sapori, suoni, colori, storie del mondo agricolo e rurale, combinandone le sue espressioni più tradizionali e legate alla sapienza contadina, con quanto di innovativo si è andato realizzando negli ultimi anni, anche grazie alla ricerca e al trasferimento tecnologico condotto dall’Università della Tuscia.
Per realizzare quanto sopra appare cruciale realizzare una struttura agile ed efficiente di raccordo tra vari settori e assessorati dell’amministrazione locale, per superare la logica dei compartimenti stagni e far dialogare il sociale con le attività produttive, l’agricoltura con la scuola, la pianificazione urbanistica con la salute, le mense gestite dal comune con il patrimonio agroforestale, e via dicendo.
Il comune di Viterbo con 2.500 aziende agricole e 22mila ettari di superficie agricola è nel Lazio il secondo comune più agricolo, dopo Roma. Diversamente dalla capitale però ospita strutture universitarie di eccellenza, impegnate sui temi dell’ambiente, dell’agricoltura, delle foreste, e dello sviluppo rurale e ha dunque l’opportunità di sviluppare queste azioni avvalendosi dell’Università della Tuscia, secondo forme e modi che, almeno per quanto riguarda gli ambiti menzionati, possono essere ben più organici di quelli, troppo episodici e frammentari, che hanno caratterizzato il passato, dalla nascita della Facoltà di Agraria ad oggi.
In un periodo in cui le risorse monetarie di fonte pubblica vengono sottoposte a continue pressioni verso un loro contenimento, occorre che si guardi al termine “risorsa” con sguardo nuovo, valorizzando il mondo agricolo non solo come “settore” ma appunto come “risorsa”, per la salute, intesa in senso lato, per la qualità ambientale, per il capitale sociale, per il ruolo che il cibo ha nella vita delle persone, per una nuova cittadinanza arricchita di beni relazionali che forse nessun ambito come una filiera del cibo responsabile e consapevole riesce a produrre.
Se siete giunti fino a questo punto, forse i temi sollevati, anche se non necessariamente condivisi, sono per voi di un certo interesse.
Per questo vi ringrazio e vi saluto cordialmente.
Saverio Senni
Docente del dipartimento Dafne dell’Università della Tuscia
