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Io, grillina pentita…

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Beppe Grillo a piazza del Comune

Beppe Grillo a piazza del Comune

Riceviamo e pubblichiamo – Io, grillina della prima ora e dell’ultima, vi spiego i motivi della débacle del Movimento 5 Stelle Viterbo.

Il flop viterbese della lista civica a 5 Stelle, per quel che ne dicano i diretti interessati, non è a mio avviso da addurre solo ed esclusivamente alla contraria campagna mediatica nazionale di cui il movimento è stato oggetto nelle ultime settimane, anche perché ormai con i media il movimento avrebbe dovuto imparare a convivere.

La causa del passaggio da un eccezionale 25% di preferenze delle regionali ad un misero 6,9% delle amministrative, credo piuttosto vada ricercato in una gestione miope e involutiva del gruppo da parte della compagine 5 stellina viterbese.

Se la prima apparizione del grillismo sul territorio della Tuscia risale al 2008 con la lista civica per la Tuscia amici di Beppe Grillo (della quale la sottoscritta faceva parte), c’è da chiedersi come mai, a soli 5 anni di distanza, nella nuova lista di candidati presentata dal Movimento 5 stelle Viterbo (evoluzione dei grillini del 2008) per le amministrative 2013 non figura che una sola persona delle 21 che ne fecero parte?

Se la lista del 2008, contando su un numero del tutto esiguo di risorse umane ed economiche, senza l’intervento fisico di Grillo, che sostenne i giovani pionieri della trasparenza soltanto attraverso una breve videoconferenza trasmessa nel privato della sala della Provincia, senza l’eccezionale visibilità determinata dal successo del Movimento a livello nazionale e, soprattutto, senza l’ausilio di tutti i social network che hanno avuto un peso notevole in quest’ultima campagna elettorale, riuscì ad intercettare quasi il 2% degli elettori viterbesi, restii ad ogni novità (non riuscendo comunque nell’intento di mettere un candidato consigliere in comune, ma cominciando ad instillare nella popolazione viterbese il seme del dubbio nei confronti di una classe politica corrotta), dalla nuova lista del Movimento 5 stelle non ci si poteva attendere che ottimi risultati, avendo potuto contare sulla passata esperienza politica e, soprattutto, su tutti i sistemi sopraelencati e non ultimo ben due interventi di Grillo in persona in soli tre mesi.

E invece così non è stato.

La lista civica Movimento 5 stelle che si è presentata alle amministrative del 2013, preparata alla fine del 2012 in fretta e furia e tirata su, a detta degli stessi candidati consiglieri, andando anche a forzare un po’ la mano nei confronti degli sparuti simpatizzanti che all’epoca frequentavano le riunioni del Movimento, è stata il frutto di eventi esterni, nella fattispecie le dimissioni poi ritirate dell’uscente sindaco Marini.

All’epoca, fine 2012, era sembrato a tutti normale che un simpatizzante dell’ultimo minuto del 2008, che da allora ha continuato con assiduità la propria opera di grillino attraverso il meet up (piattaforma internet utilizzata per le discussioni) e poco più, andasse a ricoprire la carica di candidato portavoce sindaco.

Peccato che sia lui che gli altri candidati consiglieri, una volta passata la paura di nuove e immediate elezioni, non abbiano pensato di rimettersi in discussione, magari attraverso nuove votazioni che ne confermassero la fiducia da parte del gruppo, che nel frattempo si era andato allargando.

Tra quel periodo e il maggio viterbese sono passate le elezioni nazionali e regionali, lo strepitoso successo riportato e l’improvvisa quanto inspiegabile chiusura a riccio del Movimento 5 stelle di Viterbo verso tutta la popolazione viterbese e soprattutto nei confronti di chi, come me, grillina della prima ora, si era riaffacciata, in tempi a loro dire sospetti (23 gennaio 2013), al Movimento per offrire il proprio apporto, sostegno e contributo. Se in un primo momento la proposta di aiuto è stata velatamente accolta, in un secondo tempo, quando il timore da parte di alcuni di perdere la leadership si è fatto troppo preponderante, sono state introdotte e rafforzate le regole per poter far parte del gruppo e diventare attivista. Regole che sono andate a sommarsi a quelle poche, chiare e a mio avviso sufficienti, contenute nel Non statuto del movimento e che permettono la partecipazione da parte di tutti i cittadini alla vita politica.

Il Movimento 5 stelle Viterbo ha quindi creato un muro tra sé e i sostenitori, tra sé e il passato, tra sé e il futuro, lanciandosi nella tornata elettorale ancora da concludersi con uno sguardo miope che non gli ha permesso di guardare, oltre la trincea scavata, alle altre forze coinvolte, forze civiche nuove e probabilmente più trasparenti, fresche e partecipative, che hanno saputo captare meglio gli umori e i malumori di una cittadinanza ridotta allo stremo delle forze e che ha dimostrato la propria disaffezione politica con un bel 32% di astensionismo.

Il Movimento 5 stelle durante la campagna elettorale piuttosto sobria, ha continuato ad erigere ostacoli anziché abbatterli, a non rispondere a chi poneva quesiti importanti o a rispondere con attacchi personali a chi, come me, chiedeva trasparenza e lungimiranza. Ha continuato a non mettersi in discussione, a ritenersi super partes, deus ex machina di un sistema al collasso, senza interrogarsi sul perché tanta gente non lo seguisse più, non lo stimasse più, senza chiedersi perché, chi ha sposato l’ideologia in tempi non sospetti e ha messo la faccia molto prima di loro, si sia rivolto altrove o semplicemente non si sia rivolto a nessuno tornando nell’ombra.

Questa è la storia. Poi c’è la cronaca.

L’altro ieri, 28 maggio, alle 9 di mattina viene convocata una riunione operativa per le 20,30 della sera stessa presso il Borgo di Bagnaia, poi viene inspiegabilmente spostata, con messaggio inviato alle 18,30, allo Smile Park di Viterbo. Altrettanto inspiegabilmente la riunione viene riservata ai soli attivisti. Assieme ad uno di questi, dopo aver atteso inutilmente al Borgo quasi un’ora, mi reco al luogo del nuovo appuntamento.

Non sono attivista, non sono riuscita a raccogliere abbastanza punti per diventarlo, ma vorrei ascoltare, magari proporre una riflessione, però non faccio in tempo nemmeno ad entrare che il proprietario della struttura, vecchio politicante e oggi attivista a pieno titolo del Movimento, punta l’indice su di me e mi dice che la riunione è riservata ai soli attivisti e che me ne devo andare. Qualcuno prova a suggerirgli di lasciar stare, che non fa niente, che non è il caso, ma lui li zittisce e mi ripete di andarmene. Mi sembra una situazione surreale, da fumetto fantascientifico. Non voglio creare caos.

Guardo qualcuno negli occhi, ho davanti De Dominicis, Bennati e qualcun altro e vi leggo il timore di prendere una decisione che sia contraria al volere di non so chi, una decisione che sia rispettosa della persona che hanno di fronte, che ha combattuto il sistema molto prima di loro. Vedo la débacle di un gruppo alla deriva. Ne prendo atto e tolgo il disturbo. Qualcuno dall’alto mi chiama mentre scendo le scale ed abbandono lo Smile Park, ma sono soltanto voci deboli e insicure che si spengono immediatamente.

La trasparenza, la partecipazione e l’apertura sono soltanto ricordi del passato.

Addio Movimento 5 stelle, l’ultimo capitolo lo avete scritto voi.

Maria Chiara Brenciaglia

 

 

 

 


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