![]() Alcune immagini della mostra “Io qui non posso entrare” ![]() Alcune immagini della mostra “Io qui non posso entrare” ![]() Alcune immagini della mostra “Io qui non posso entrare” |
– La città di Viterbo non è ospitale. Così risulta agli occhi di chi per muoversi ha bisogno di una sedia a rotelle. Così è stato raccontato tramite le immagini della mostra fotografica “Io qui non posso entrare” che si è svolta a Viterbo dal 4 al 15 aprile.
Con 19 scatti le autrici Lietta Granato e Maria Laura De Luca hanno rappresentato in modo ironico ma efficace la situazione in cui versa la città, decisamente medievale, di Viterbo in tema di accessibilità. ”Il concetto che emerge osservando le foto è l’inadeguatezza della nostra città – o della “vostra città” come specifica Maria Laura – che pone ad una ragazza di trent’anni, costretta a muoversi sulla sedia a rotelle, una lunga serie di ostacoli nel compiere normalissimi atti di vita quotidiana come mangiare una pizza, andare al cinema o fare shopping”.
Lietta Granato, la fotografa che ha curato in prima persona la realizzazione della mostra, ha messo a disposizione tutta la sua esperienza per la buona riuscita del progetto, utilizzando la fotografia come linguaggio diretto ed inequivocabile per esprimere concetti in modo chiaro ed evidente.
“La gente dimentica troppo spesso che la fotografia è un mezzo di comunicazione – specifica Lietta Granato –specialmente nelle mostre amatoriali di provincia. Ma se la fotografia non contiene un messaggio preciso essa non ha alcun senso né impatto. Quello che abbiamo cercato di fare con questo progetto è usare questo mezzo di comunicazione per cercare di cambiare la realtà intorno a noi e per cambiare prima di tutto bisogna conoscere”.
Durante il workshop di fotografia partecipativa, tenutosi nel corso della mostra, Lietta ha sperimentato praticamente la disabilità passeggiando per le strade del centro seduta su una carrozzina. “Ho visto le persone guardarmi in modo diverso, mi accarezzavano, alcuni miei amici non mi hanno neppure salutato perché non mi hanno riconosciuto, questo mi ha fatto capire ancora di più cosa significa vivere la disabilità.
Credo che questa città debba cambiare e per me questo è solo l’inizio”. “La disabilità è solo una parte della mia vita. Sono donna, appassionata di fotografia e canto gospel, laureata, lavoratrice, figlia, amica, fidanzata e anche disabile” – spiega Maria Laura – “a rendermi handicappata è l’assenza delle istituzioni che, privandomi persino di una risposta su temi di primaria importanza nella mia vita come l’assistenza, non mi permettono di guardare al futuro, ma sono decisa a combattere.” Il successo dell’esposizione ha evidenziato un notevole interesse da parte della cittadinanza viterbese, circa un migliaio i visitatori, deludente è stato non riscontrare la stessa attenzione nelle autorità e negli enti pubblici locali che attualmente potrebbero attivare concrete procedure di adeguamento e modernizzazione della città secondo i dettami legislativi vigenti.
Scopo della mostra era infatti, oltre alla sensibilizzazione sociale sul tema, quello di scuotere le coscienze politiche degli amministratori risvegliando in loro un senso civico, europeo e di adeguamento legislativo apparentemente sopito. I commenti di apprezzamento e partecipazione di chi ha visitato la mostra lasciano intuire che nella coscienza civile questa città ha ancora molto da poter offrire, questo ci lascia sperare che anche Viterbo in un futuro prossimo possa diventare una città moderna, accessibile e vissuta da tutti i suoi cittadini come una città europea dovrebbe essere.


