– Ha inviato due lettere con insulti al sindaco Marini, ma era solo per mettere nei guai un suo rivale in amore. Di questo è accusato un agente di polizia penitenziaria, imputato per calunnia e ingiurie al tribunale di Viterbo.
Contro di lui si è costituito parte civile un 36enne, gestore di un’area di servizio viterbese. Fino a una decina di anni fa erano amici. I rapporti si interrompono quando la fidanzata dell’agente penitenziario lo lascia per mettersi con l’altro. L’ex reagisce malissimo, al punto da dirle che non sarà contento finché non la vedrà spingere la sedia a rotelle con lui sopra. Classico risentimento di un innamorato respinto.
Ma gli anni passano. La coppia si sposa e dimentica, pensando che anche l’altro abbia fatto lo stesso. Ma dopo qualche tempo moglie e marito ricevono strani regali e cartoline.
“Mi arrivavano abbonamenti a riviste e giornali senza che li avessi richiesti – ha spiegato ieri il 36enne, parte civile al processo -. Lì per lì non gli davo peso, così come le case editrici che contattavo e che facevano spallucce. Ma oltre a questo c’erano anche le cartoline con insulti a me e ai miei genitori”.
L’uomo non fa nulla. Non sporge denuncia e non si preoccupa. Finché non riceve la visita degli ispettori della Digos. “Mi parlarono di lettere a mia firma con ingiurie al sindaco Marini – ha proseguito il 35enne -. Ovviamente non ne sapevo niente e l’ho detto agli agenti, che mi hanno chiesto se c’era qualcuno che poteva avercela con me”. A quel punto, pensa alle lettere e agli abbonamenti e fa il nome dell’ex amico.
La polizia trova una richiesta di passaporto scritta a mano dall’agente penitenziario e la confronta con le cartoline al 36enne e le lettere al sindaco. La consulenza grafologica non gli dà scampo: l’autore sembra proprio il poliziotto. Il consulente del pm lo ha ribadito ieri in aula, incalzata dall’avvocato difensore Patrizia Gallino.
Per quelle lettere, il sindaco Marini ha ritirato la denuncia sporta a novembre del 2009. Alla prossima udienza la parola passerà ai cinque testimoni della difesa e all’imputato.
