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Madre arrestata, la procura insiste sull’omicidio

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Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto

Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto 

L’appello della procura è pronto. 

I pm viterbesi hanno impugnato l’ordinanza di arresto della 24enne che ha abbandonato la figlia in un cassonetto.

La neonata è stata trovata tra i rifiuti in via Solieri nel pomeriggio del 2 maggio. L’arresto per la madre è scattato cinque giorni dopo. Soppressione e occultamento di cadavere, l’accusa. Ma la procura contestava il reato di omicidio.

Proprio questo è il motivo dell’appello del pm Franco Pacifici. Per il sostituto procuratore, il tentativo di distruggere e nascondere quel corpicino senza vita è secondario. Il punto è che il feto era già morto quando la squadra mobile di Fabio Zampaglione lo ha recuperato.

Negli inquirenti resta la forte convinzione che la madre volesse archiviare quella gravidanza indesiderata. Ecco perché parlano di omicidio e non di infanticidio, che è un’ipotesi più lieve. Presuppone che il piccolo sia morto più per una generale situazione di incuria e abbandono, che non per una colpa specifica della madre. L’omicidio, invece, parte da una ferma volontà di uccidere. E i magistrati vedono questa ferma volontà in una lunga catena di eventi.

La ragazza non ha esitato a procurarsi un farmaco a base di ossitocina per indurre le contrazioni. Per prenderlo, aveva prima bisogno della ricetta. Per questo avrebbe mobilitato un infermiere di sua conoscenza, indagato anche lui per concorso in omicidio e destinatario di una richiesta di arresto che il gip ha rigettato. 

Poi, il viaggio in macchina fino al cassonetto di via Solieri, dove la 24enne ha depositato la bustina con il feto. Una serie di azioni pianificate per liberarsi della neonata, dicono gli investigatori. Ma l’avvocato della ragazza, Maria Antonietta Russo, frena. I risultati dell’autopsia non sono ancora arrivati. Ci vorranno forse due mesi per risalire alla causa precisa del decesso.

Alla procura, invece, bastano le prime analisi del consulente, secondo cui la bambina è nata viva e poteva farcela. La morte potrebbe essere stata causata da un taglio “artigianale” del cordone ombelicale. Ma solo l’esito dell’autopsia potrà dirlo.

Per gli inquirenti, dunque, è stato omicidio. Né infanticidio. Né soppressione e occultamento di cadavere, come ritiene il gip Francesco Rigato. L’appello contro l’ordinanza del giudice viterbese è pronto e potrebbe essere depositato già in giornata. La parola spetta, ora, al tribunale del Riesame. 


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