– Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere gli arrestati del blitz El Dorado rinchiusi al carcere di Viterbo.
L’operazione antindrangheta e riciclaggio della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha fatto scattare le manette ai polsi di 22 persone, quasi tutti affiliati alla cosca locale di Gallicianò.
Ieri mattina, gli interrogatori di garanzia dei sei reclusi a Mammagialla.
Davanti al gip Salvatore Fanti sono comparsi i fratelli di Canepina Alberto e Augusto Corso e alcuni membri della famiglia Nucera: Domenico, Giuseppe, Raffaele e Filippo.
Hanno scelto tutti la linea del silenzio. Una strategia difensiva obbligatoria, almeno per il momento. Il gip di Reggio Calabria Silvana Grasso ha imposto agli indagati il divieto assoluto di colloqui persino con gli avvocati.
Per ora, quindi, nessuna risposta e nessuna richiesta. Le difese studiano le 310 pagine di ordinanza di custodia cautelare, in cerca di appigli per un ricorso al Riesame. Ma le accuse sono pesantissime: associazione a delinquere di stampo mafioso, riciclaggio e, per qualcuno, detenzione abusiva di arma.
Augusto Corso deve rispondere solo di riciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita. La posizione del fratello, invece, è più grave.
Per il procuratore aggiunto di Reggio Nicola Gratteri e il sostituto Antonio De Bernardo, Alberto Corso era a tutti gli effetti un affiliato al locale di Gallicianò. La cosca avrebbe riciclato denaro sporco nel Viterbese, con investimenti fasulli in alcune ditte della provincia. Il denaro, in realtà, veniva poi restituito agli “investitori” con assegni di 7500 euro al mese e 50mila euro una tantum.
Oltre ai Corso, solo Domenico Nucera risiedeva in provincia, a Graffignano. Sarebbe stato lui a promettere a Corso una sfolgorante carriera criminale nei ranghi del locale di Gallicianò. Corso sarebbe stato già “contrasto onorato”, ritenuto, cioè, degno di entrare a far parte della cosca, dopo una specifica cerimonia di affiliazione.
I dettagli Nucera glieli aveva spiegati per telefono, in una delle illuminanti intercettazioni raccolte dalla Direzione distrettuale antimafia reggina. Nucera illustra all’imprenditore di Canepina non solo i riti e le tradizioni dei locali di ‘ndrangheta, ma anche struttura, ruoli e funzioni dei singoli componenti della cosca.
Il battesimo avveniva sempre con lo stesso rituale: la lettura di una formula, la ferita da procurarsi con un coltello sul dito, la goccia di sangue da far cadere su un limone e il santino da bruciare.
Le 22 persone arrestate nell’operazione “El Dorado”
Antonino Casili, nato a Condofuri (Rc) il 09.02.1955
Alberto Corso, nato a Viterbo il 01.09.1976, residente a Canepina (Vt)
Augusto Corso, nato a Canepina (Vt) il 06.05.1962 e residente a Vallerano (Vt)
Domenico Foti, nato a Condofuri (Rc) il 27.06.1958
Concetto Manti, nato a Condofuri (Rc) il 01.03.1970
Tommaso Mesiano, nato a Condofuri (Rc) il 08.09.1958
Antonio Nucera, nato a Reggio Calabria il 07.09.1941, residente a Condofuri (Rc)
Antonio Nucera, nato a Condofuri (Rc) il 16.11.1955
Bruno Nucera, nato a Condofuri (Rc) il 05.12.1958
Carmelo Nucera nato a Condofuri (Rc) il 28.11.1950
Carmelo Nucera, nato a Melito Porto Salvo (Rc) il 17.05.1970
Diego Nucera, nato a Condofuri (Rc) il 24.11.1948
Domenico Nucera, nato a Melito Porto Salvo (Rc) il 15.10.1971, residente a Graffignano (Vt)
Filippo Nucera, nato a Condofuri (Rc) il 02.02.1941
Francesco Nucera, nato a Melito Porto Salvo (Rc) il 24.01.1981
Giuseppe Nucera, nato a Condofuri (Rc) il 10.01.1946
Raffaele Nucera, nato a Melito di Porto Salvo (Rc) il 18.11.1963
Raffaele Nucera, nato a Melito di Porto Salvo (Rc) il 03.11.1973
Roberto Raso, nato a Bordighera (Im) il 20.11.1972
Pietro Roda’, nato a Melito Porto Salvo (Rc) il 02.08.1966
Domenico Vitale, nato a Santo Stefano d’Aspromonte (Rc) il 03.01.1959
Girolamo Zindato, nato a Melito Porto Salvo (Rc) il 29.01.1973
I sei arrestati dai carabinieri a Viterbo sono: Alberto Corso, Augusto Corso, Domenico Nucera, Filippo Nucera, Giuseppe Nucera e Raffaele Nucera.





