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‘Ndrangheta, i fratelli Corso rinunciano all’udienza

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Alberto Corso

Alberto Corso

Augusto Corso

Augusto Corso

Domenico Nucera

Domenico Nucera

Niente Riesame per i fratelli Alberto e Augusto Corso.

I due imprenditori di Canepina, arrestati nell’operazione antindrangheta El Dorado, hanno rinunciato all’udienza di fronte al tribunale della libertà di Reggio Calabria.

Fissata per ieri, serviva a discutere il loro ricorso contro l’ordinanza di custodia cautelare che li ha spediti in carcere insieme ad altre venti persone. 

L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri e dal sostituto Antonio De Bernardo, ha portato a galla un rodato sistema di riciclaggio di denaro sporco. I capitali illeciti delle cosche calabresi arrivavano a Viterbo per essere “lavati” attraverso investimenti in aziende locali. I soldi, stando alle indagini della Dda, venivano poi restituiti a rate da 7500 euro al mese, più 50mila euro una tantum. 600mila euro la somma che, secondi i pm, sarebbe stata “pulita” nella Tuscia con questo sistema.

I Corso, imprenditori di Canepina, erano i titolari di alcune delle sei aziende finite sotto sequestro probatorio. Altre sono di proprietà della famiglia Nucera, influente nella zona di Condofuri (Reggio Calabria). Un paese di appena 5mila abitanti che i magistrati calabresi ritenevano controllato da due locali di ‘ndrangheta. L’indagine El Dorado ne ha portato a galla un terzo: quello dei Nucera, attivo nella frazione di Gallicianò.

Dodici i componenti della famiglia Nucera finiti in manette. Quattro sono stati arrestati a Viterbo. E in particolare uno, Domenico Nucera, si era trasferito stabilmente a Graffignano, per seguire in loco gli affari dell’azienda.

Per gli inquirenti, tra lui e Alberto Corso era nato un rapporto simbiotico. L’imprenditore di Canepina ambiva a diventare a tutti gli effetti un affiliato della cosca. Domenico si era offerto di fargli da mentore e di seguirlo passo passo nella sua scalata.

Anche per questo la posizione di Alberto è più grave di quella del fratello. I pm lo considerano a un passo dal diventare ‘ndranghetista. Da qui l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, risparmiata, invece, ad Augusto.

 


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