– Arrabbiati. Sconvolti. Delusi. Le parti civili dell’omicidio Rizzello si aspettavano una riforma della sentenza, ma non in questi termini. Non dall’ergastolo a diciassette anni.
A tanto è stata ridotta in appello la condanna per Giorgio De Vito. Diciassette anni per aver massacrato Marcella Rizzello, in casa, davanti alla figlia e con trenta coltellate.
“Tante vale la vita di una donna”, commenta laconico l’avvocato del compagno della vittima, Fabrizio Ballarini. Le sue colleghe donne parlano e si indignano di più.
“Sono turbata e adirata – esplode Stefania Sensini, legale della figlia di Marcella, unica testimone del delitto a soli tredici mesi -. E’ intollerabile che nel nostro ordinamento si verifichino certe cose. Che sentenza è? Un invito a farsi giustizia da soli? Dare diciassette anni a una persona come De Vito è calpestare la dignità dell’uomo e, in particolare, della donna. Ho due figlie femmine e voglio che, quando escono di casa, sappiano che De Vito non c’è. Lungi da noi ogni volontà giustizialista, ma il codice va applicato in base alle esigenze che un processo pone. Se la pena è questa, non dobbiamo stupirci che le donne vengano scannate ogni giorno“.
La collega Maria Cristina Rosa, per la madre della vittima, concorda. “In un momento in cui sentiamo parlare tutti i giorni di femminicidio, questa sentenza è sconvolgente. E’ un brutto messaggio. Va in direzione contraria alla tutela delle donne, che non possono sentirsi libere e tranquille neanche a casa con i figli. Addirittura non è stata riconosciuta l’aggravante della crudeltà. Se non è crudele un omicidio come questo, con trenta coltellate, di cui solo le ultime due mortali, che cos’è crudele?“.
Gli avvocati promettono di andare in fondo. Il processo per l’omicidio di Marcella non finisce qui. “Al di là del ricorso in Cassazione, che consideriamo già fatto, siamo decisi a muoversi per altre vie – afferma l’avvocato Sensini -. Contatterò l’onorevole Bongiorno. Arriveremo fino in Parlamento“.




