– Anziani, separati e ingenui pronti ad aprirle il portafogli.
Sarebbero stati questi i bersagli preferiti di F.B., 39enne tunisina alla sbarra per circonvenzione di incapace. Con lei, è imputato anche il fratello gemello O.B., accusato di aver beneficiato del raggiro ai danni di alcuni cittadini di Vignanello. Uomini di mezza età. In qualche caso molto avanti con gli anni. Tutti disposti a metter mano alle proprie finanze per soddisfare i desideri della donna.
“Ci siamo conosciuti alla Caritas, io vivevo lì – ha spiegato ieri in aula una delle presunte vittime -. Il giorno dopo mi ha chiesto dei soldi per comprare una macchina. Era solo un prestito: disse che me li avrebbe restituiti. Invece non me li ha più dati”.
Un copione che si è ripetuto almeno tre volte, stando ai racconti degli altri testimoni. Sedotti, “spennati” e abbandonati? Non proprio. Dalle deposizioni in aula, non è emerso che la donna abbia intrecciato una vera e propria relazione con chi l’ha denunciata.
Vero è che, a detta dei testimoni, lei si era mostrata da subito socievole e cordiale. Disposta anche ad andare oltre l’amicizia. A uno avrebbe proposto una convivenza che, però, non andò in porto. Ma tra le cinque macchine che si era fatta comprare, benzina e assicurazione pagate e prestiti vari la somma “spillata” supererebbe i 100mila euro.
La donna avrebbe detto di essere temporaneamente sprovvista di un’automobile, ma stava aspettando l’arrivo di 120mila euro dalla Tunisia. Diceva che con quelli avrebbe ripianato i suoi debiti. Ma di saldare il conto, neanche a parlarne. E mentre i suoi amici, firmavano cambiali o pagavano le rate dei prestiti richiesti alle finanziarie, lei girava con la macchina nuova. Curando sempre di ampliare la propria cerchia di “benefattori”. “Troppi erano ‘sti amici… – dice un settantenne, entrato per un po’ nelle sue grazie -. Quando mi sono ricoverato in ospedale ho saputo che usciva con me come con molte altre persone. A quel punto sono andato dai servizi sociali”.
La difesa insinua dubbi sul quadro clinico delle vittime: è certo che fossero “incapaci”, e quindi affetti da particolari patologie psicofisiche? Alla prossima udienza, sul punto, potrebbero parlare medici e consulenti della procura.
