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“Simboli potenti e vitali su cui riflettere”

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Lo sposalizio dell’albero

Lo sposalizio dell’albero

Lo sposalizio dell’albero
Lo sposalizio dell’albero

Riceviamo e pubblichiamo –  L’8 maggio è per Vetralla e i vetrallesi l’incontro con i valori autentici della vita, quei valori che soltanto l’amore per la natura è in grado di dare forma, senza i quali sarebbe persino impossibile sognare.

Oggi siamo qui per compiere un gesto importante, lo sapete voi ragazzi e lo sappiamo bene noi adulti. La storia di Vetralla è indissolubilmente legata a questo bosco e a quella dei suoi alberi: il ramo dell’ulivo e il tralcio di vite che campeggia sul nostro stemma; il cerro e la quercia che oggi “sposiamo” in una unione mistica e simbolica.

Grazie a questi alberi i vetrallesi per secoli hanno trovato riparo in estate, calore in inverno, nutrimento e ispirazione per ogni gesto della propria vita. Essi ci ricordano le nostre origini umili e laboriose, il legame stretto con la nostra terra, il rispetto e la gratitudine che le dobbiamo, il monito a tutelarla e preservarla sempre. Ma gli alberi sono anche altro.

Sono simboli potenti e vitali, su cui ognuno dovrebbe fermarsi a riflettere. Il ciclo vitale di un albero, questa linea tesa tra cielo e terra, si svolge in apparente solitudine, autoreferenziale e solitario.

Ma cosa sarebbe un albero solo, potrebbe sopravvivere, a chi fornirebbe sostentamento, da chi sarebbe guardato? Guardate questi alberi così vetusti e potenti e pensate che anche il più grande di loro, non sarebbe nulla senza tutto ciò che gli sta intorno. Nell’esistenza di ogni uomo vi sono regole e ruoli, funzioni e incarichi.

Vi sono alberi secolari e giovani arbusti, fiori e rovi. Ma tutti sono necessari e il nostro sforzo, soprattutto di quanti di noi sono chiamati ad occupare posizioni di responsabilità, dev’essere quello di rendere organici e armoniosi tutti questi aspetti della vita. Vivere insieme vuol dire non nascondersi la verità semplice che un piccolo corniolo non può sostenere il peso di una grande quercia, che tutti sono necessari, ma che non per questo tutti possono ottenere tutto. Il merito non è un concetto umano, è un’esigenza di natura.

Riflettiamo per un attimo sul valore dell’atto che celebriamo oggi. Un matrimonio, un’unione finalizzata alla generazione di nuova vita. Oggi noi sappiamo grazie alle riflessioni di chi ci ha preceduto, grazie anche agli errori compiuti dal passato, che gli uomini possono dare vita a tante unioni, a legami affettivi che esulano dalla generazione.

Il rispetto che dobbiamo alla vita ci deve portare a tutelare i diritti di tutti, ma non deve farci dimenticare che quest’atto, il matrimonio, è simbolo e sanzione di un patto sacro, di dedizione alla vita.

Nessuno va isolato, neanche i rovi più spinosi vanno tagliati. Perché spesso le spine più affilate nascondono le rose più belle. Riflettiamo infine proprio su questo: sulla bellezza. Il mio augurio è che ognuno di noi oggi, giorno in cui la natura si fa più bella, porti con sé a casa, insieme ad un fiore, ad un odore, ad un’immagine dei nostri cavalieri al galoppo o al suono delle note dei nostri giovani musicisti, un poco di speranza. La bellezza non rimane quassù su questo monte, non termina con la sfilata di oggi, con il lavoro e la concordia necessari ad organizzare tutto questo.

Rimarrà con noi soltanto se, ognuno di noi, compirà ogni gesto della propria quotidianità con la speranza che servirà a creare un mondo migliore. “Chi pianta un albero è un servo di Dio, egli beneficia molte generazioni, e volti che non ha visto lo benediranno”.

Gli alberi occupano un posto importante nella nostra vita, sono il passato e il futuro del mondo, e abbiamo molto da imparare dagli alberi, hanno coraggio, non si rassegnano a una vita mediocre, sanno vincere la paura, sono interpreti della verità, sono generosi, rappresentano la bandiera della dignità, sono un inno alla gioia, sanno aprire le porte all’ottimismo, e ci fanno veramente credere che è possibile costruire un mondo migliore, e che spetta a noi realizzarlo. Tutto questo ci dicono gli alberi.

Lo scorso anno nel concludere il mio discorso lessi una poesia dedicata agli alberi, a questi Giganti del Cielo, come li ho definiti, e la prima frase diceva così: “Se nessuno corre a cogliere i suoi frutti / l’albero si ammala di malinconia / come una tavola apparecchiata aspetta i commensali” ……. poi dissi ancora, lasciamoci con una promessa: ritroviamo presto il nostro felice rapporto con gli alberi, con i boschi, e quando l’anno prossimo, rinnoveremo questo atto d’amore verso la natura, che così paziente ci accoglie, ognuno di noi possa dire di aver frequentato un po’ di più questi sentieri, di averli goduti, rispettati, e contribuito a tenerli puliti, possa dire di aver piantato un nuovo seme e raccolto i suoi frutti. Potremo allora guardare a questi alberi, che sposeremo anche il prossimo anno, come a due cari amici ed essere partecipi di questa loro grande felicità. Non so quanti di voi lo abbiano fatto, spero in molti.

Che la bellezza e la speranza di questa giornata resti a lungo impressa nei vostri cuori.

Evviva Vetralla e evviva gli sposi!

Vetralla, 8 maggio 2013

Lo Sposalizio dell’Albero”

Il sindaco
Sandrino Aquilani


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