![]() Maurizio Federici |
– “Sono un uomo di estrema destra politica ed estrema sinistra sociale”.
Così ama definirsi Maurizio Federici. Il suo impegno politico nasce molto tempo fa, quando a 13 anni finge di averne 14 per potersi iscrivere alla Giovane Italia. Sotto l’egida di Giorgio Almirante continua la sua carriera prima nell’Msi, poi in Alleanza nazionale, quindi nel Pdl, per approdare infine alla Destra. “Un ritorno alla casa del padre” che segna l’ultima tappa del suo iter.
Il consigliere comunale, infatti, lascia la politica. Una decisione che lo stesso Federici definisce sofferta perché per lui la politica è un atteggiamento naturale che fa parte della sua vita
Come inizia la sua carriera politica?
“A 13 anni – dice Federici – quando, facendo finta di averne 14, mi sono iscritto alla Giovane Italia, organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano di cui sono stato l’ultimo segretario provinciale nel 1970. Un periodo, quello del post ’68 ,in cui non era per niente facile essere missino”.
Cosa intende?
“Non era strano, per esempio, trovarsi sotto casa scritte del tipo “Federici fascista, sei il primo della lista””.
Vuol dire che le è capitato?
“Certo, avevo 20 anni, e per fortuna la minaccia è rimasta scritta”.
Dopodiché cosa succede?
“Ho iniziato a lavorare, ma, in qualche modo, ho continuato a impegnarmi in politica sempre tra le fila dell’Msi. Spesso mi presentavo alle elezioni per riempire le liste del Movimento, ma erano chiaramente candidature di bandiera”.
Quando arriva l’esordio ufficiale?
“Nel 1999 con la prima consiliatura di Giancarlo Gabbianelli. Sono stato eletto consigliere e poi capogruppo di An per sette anni di fila. Sciolta disgraziatamente Alleanza nazionale, sono stato eletto nel Pdl che ho poi deciso di lasciare perché non mi trovavo in un partito che appoggiava un servo delle banche e del capitalismo internazionale. Ho sempre combattuto il comunismo, mettendolo allo stesso piano del capitalismo. Se il primo è fallito, il secondo lo sta facendo perché è un sistema che non funziona “.
Quindi l’approdo alla Destra…
“Sono tornato alla casa del padre, anche perché non potevo certo andare in quella del cognato”, ironizza facendo riferimento a Fini.
Perché proprio la Destra?
“Ripeto, sono tornato alle origini di una destra nazionale che si anteponeva alla logica, sia della sinistra finta sociale, sia del super liberismo”.
Il ricordo più bello di questi anni?
“Che sono rimasto sempre lo stesso e non ho mai approfittato della mia carica, continuando a salutare tutti anche in campagna elettorale. A parte le battute, ce ne sono tanti. La cosa più bella è stata fondare il gruppo dei donatori in consiglio comunale. Spero che chi verrà dopo di me porterà avanti questa tradizione che è un orgoglio e un vanto per la città di Viterbo. Un’altra cosa di cui sono fiero è il cosiddetto “mattone ecologico” sui rifiuti zero. Un progetto approvato all’unanimità dal consiglio comunale e passato in Regione Lazio, ma successivamente bloccato per gli ostacoli posti da una banca che non voleva concedere il mutuo alla società che avrebbe dovuto realizzare l’impianto. Come capogruppo di An, inoltre, sono anche riuscito a far intestare una via ad Almirante con la circonvallazione a lui dedicata “.
E poi la proposta della Macchina di Santa Rosa scelta dai viterbesi…
“E’ un ordine del giorno che mi inorgoglisce perché è stato approvato all’unanimità dal consiglio e quindi vuol dire che anche i miei avversari politici l’hanno trovata valida, decidendo di sostenerla. Il progetto prevede una commissione tecnica che giudica i settanta bozzetti iniziali, selezionandone cinque. Tra questi i viterbesi potranno decidere quale sarà la loro macchina, attraverso metodi di votazione semplici e diretti, come l’online. Un metodo per smorzare anche le solite polemiche che nascono in questa occasione”.
Il personaggio politico che più l’ha ispirata?
“Sono cresciuto andando a riempire le piazze di Giorgio Almirante. Lui non ha mai avuto paura di chi lo attaccava o lo aggrediva e quindi non ha mai smesso di fare comizi. Forse perché in quelle piazze c’è erano giovani che credevano davvero negli ideali ed erano pronti a tutto, anche a morire, pur di difenderli. E’ stato un uomo lungimirante e un precursore. Faccio riferimento alla scelta del sindaco, del presidente della Regione e di quello della Repubblica da parte del popolo. Tutti rivendicano la paternità di queste proposte che in realtà sono sue”.
Perché ha deciso di lasciare la politica?
“Per lavoro. Con la chiusura delle sezioni distaccate del tribunale, le ore sono raddoppiate. Finora sono riuscito ad avere il dono della bilocazione, ma per la trilocazione ancora non ci riesco. Era arrivato il momento di ritirarmi, anche perché ho fatto tre mandati e ci sono tanti giovani che hanno bisogno di spazio”.
Una scelta sofferta, dunque…
“Mia moglie mi chiede perché sono spesso nervoso…- esita – chissà perché – si domanda -, forse perché mi manca il mondo”.
Ha qualche rammarico?
“Che alcuni dei miei progetti non siano stati attuati. Parlo della fondazione per il grande scienziato e nostro concittadino Luigi Fantappiè che tutti conoscevano solo in riferimento alla scuola media. Lui in realtà è famosissimo per le sue teorie riconosciute a livello mondiale e per le quali arrivarono a proporgli anche una cattedra all’università del New Jersey che era stata di un certo signore chiamato Albert Einstein. Volevo raccogliere tutte le testimonianze di questo grande uomo. L’ordine del giorno è stato approvato in consiglio, ma non è andato avanti per gli ostacoli posti, non dal comune, ma da un altro ente su cui avevo puntato, l’Università della Tuscia e che invece non ha voluto partecipare”.
Tra meno di una settimana si vota per le comunali di Viterbo.
“Naturalmente sostengo il candidato della Destra Andrea Scaramuccia. Se non avessi avuto le incombenze di lavoro, il candidato per Palazzo dei Priori sarei stato io”.
Avrebbe accettato la sfida dunque?
“Certo, per me, come ho già detto, smettere di fare politica è stata una scelta sofferta e non una liberazione. La politica fa parte di me, è un atteggiamento naturale e uno stile di vita”.
In caso di ballottaggio?
“Vedremo chi ci andrà. Di sicuro, io non appoggerò mai un uomo di sinistra”.
Quindi?
“Quindi, trarre le conclusioni è semplice”.
Paola Pierdomenico
