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– Tradito da un vistoso tatuaggio. Un dragone su una mano di cui la barista si accorse subito, durante la tentata rapina a Grotte Santo Stefano (fotocronaca*video).
Il colpo non solo sfumò, ma quell’inconfondibile disegno consegnò subito F.P. ai carabinieri. L’uomo, 36enne nato a Roma ma residente a Grotte, ha chiesto il patteggiamento per la tentata rapina al bar che lo fece finire in manette il 16 gennaio.
La scena fu ripresa dalle telecamere di videosorveglianza. F.P. entra verso le 19,30. Indossa fuseaux scuri e giubbotto grigio e ha il volto coperto da berretto e scaldacollo. Si avvicina al bancone, consuma e paga. Una sequenza di azioni finalizzata a far aprire la cassa alla barista, diranno gli investigatori. A quel punto, estrae una pistola giocattolo e ordina alla ragazza al bancone di mettere i soldi in una busta. Ma lei reagisce. Aziona l’allarme e lo mette in fuga.
F.P. ha appena il tempo di tornare a casa. Il maresciallo di Grotte Marco Foti e gli uomini dell’aliquota radiomobile di Viterbo collegano subito a lui il tatuaggio con le squame di cui parla la barista. Il 36enne, tra l’altro, è una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine. Con precedenti proprio per rapine in supermercati ed esercizi commerciali.
Scatta l’arresto per tentata rapina. In casa i carabinieri trovano frecce, balestre, un coltello e altre pistole giocattolo senza tappo rosso.
Per F.P., la procura aveva chiesto il giudizio immediato. Ma il suo avvocato Roberto Fava ha rilanciato, proponendo patteggiamento a un anno e mezzo agli arresti domiciliari. Richiesta che il giudice esaminerà a giugno.



