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“Viterbo deve essere una città turistica”

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Michele Bonatesta

Michele Bonatesta

– Scheda-intervista del candidato sindaco di Viterbo Michele Bonatesta per Insieme per il territorio con Bonatesta.

I suoi dati anagrafici, professionali e politici.
“Sono nato il 23 aprile 1942 a Viterbo dove risiedo. Ho fatto per dieci anni il consigliere circoscrizionale, per otto quello provinciale e sono stato consigliere regionale per uno. Ho ricoperto la carica di senatore della Repubblica per due legislature (XIII e XIV).

Ho smesso l’attività istituzionale nel 2006 e ho fondato, sempre nel 2006, il movimento di opinione e di politica sociale e culturale “Insieme per il territorio per Bonatesta”, abbandonando qualsiasi forma di partecipazione alla politica dei partiti tradizionali di destra, centro e sinistra.

Sono stato funzionario della direzione provinciale del tesoro di Viterbo e giornalista, per oltre 30 anni, dapprima con Il Tempo e poi, dal 2006, come cofondatore, coeditore e direttore responsabile del quotidiano La Tua voce”.

Come mai ha deciso di candidarsi?
“Dopo essere stato alla finestra, per circa sette anni – dice -, mi sono reso conto che nel frattempo a Viterbo era cresciuta una nuova classe politica dirigente assolutamente non all’altezza dei problemi della città, troppo spesso arruffona, improvvisatrice, distratta dai propri interessi personali rispetto a quelli della collettività e del territorio.

Pur avendo dedicato circa quarant’anni della mia vita alla politica, essendo uscito da questo lungo periodo senza macchie di alcun genere, ho deciso che era il momento di mettere nuovamente al servizio della mia città la mia quarantennale esperienza, non avendo bisogno della politica per vivere e quindi potendo essere io stesso al servizio ella politica. Cosa che, purtroppo, non vedo in nessuno degli altri tredici candidati”.

Il suo programma in cinque punti.
“Il mio non è un programma, ma un progetto, ovvero Viterbo città turistica, che si articola in più progetti tutti collegati tra loro. Comunque tra le priorità individuo la promozione della città e dei suoi gioielli, il termalismo, le ricchezze eno-gastronomiche, i quartieri e  l’università. Ovviamente ognuno di questi ha le sue articolazioni che sarebbe difficile illustrare in poche righe”.

Dove si prendono i soldi per realizzare questi progetti?
Dalle solite fonti, usandoli però interamente per i progetti e non per altro. Quando parlo di “solite fonti”, intendo Regioni e governo, ma anche e soprattutto faccio riferimento ai fondi dell’Unione europea che Viterbo non ha mai sfruttato a sufficienza. Ricordo l’ingloriosa fine dei tre milioni di euro portati da me per l’aeroporto di Viterbo, che non c’è, e i 700mila euro per il centro sportivo polivalente di Santa Barbara, anche questo inesistente. E’ vero: gli amministratori viterbesi non sono stati capaci di spendere nemmeno un cent di quello che è stato loro portato. Ecco perché non potranno essere loro a rilanciare l’economia del territorio”.

Centro storico aperto o chiuso?
“E’ scritto in maniera chiara nel nostro progetto, e cioè, riorganizzare il traffico nel centro storico. In orari opportuni e concordati, esempio 10-12 e 15-19, creare una ampia Ztl, dato che i turisti e i cittadini in vena di acquisti si muovono a piedi, con uso esclusivo di piccoli bus elettrici e solo sulle direttrici porta Romana-porta Faul, e porta Fiorentina-porta San Pietro. Ovviamente questo potrebbe valere già da oggi, fermo restando che una volta realizzata Viterbo città turistica, il tutto potrebbe essere rivisto e adeguato alle nuove esigenze”.

Come si risolve il problema dei collegamenti con Roma e Civitavecchia?
“Facendo quello che da oltre venti anni si promette e non si fa, ossia, raddoppiando la Cassia e completando la Trasversale. Aggiungo però un altro collegamento e cioè quello con il mare Adriatico, attraverso la ferrovia dei due mari per completare la quale basta realizzare il solo tratto Civitavecchia-Capranica-Orte”.

In che modo pensa di gestire il problema dell’arsenico?
“Lo risolveremmo subito realizzando con fondi del comune i darsenificatori  e facendo la rivalsa sugli amministratori comunali e regionali che non hanno adempiuto a quanto spettava loro. Una volta accertate le singole responsabilità da parte della magistratura ordinaria e da parte di quella contabile, su denuncia e costituzione di parte civile da parte del comune stesso”.

Cosa pensa di fare per favorire il lavoro e l’occupazione?
“Con una Viterbo città turistica. Una città cioè che vive di turismo in ogni settore della sua economia è una città in grado di fornire innumerevoli opportunità di lavoro. Opportunità legate alla propria professionalità, alle proprie capacità imprenditoriali e alla propria fantasia. Una città turistica è una città ricca e la ricchezza è spalmata su tutti non essendo più patrimonio solo di pochi”.

Che ruolo avranno i quartieri e le frazioni?
“Le frazioni non esisteranno più, ma diventeranno i quartieri storici di Viterbo. Parlo di San Martino, Bagnaia e la Quercia, insieme a San Pellegrino e Pianoscarano. Dovranno pertanto essere recuperate e valorizzate insieme a Pianoscarano e San Pellegrino costituendo un circuito turistico specifico. Grotte Santo Stefano, Roccalvecce, Fastello e Sant’Angelo invece, più distanti da Viterbo, dovranno trovare un filo conduttore di realtà storiche, di tradizioni e quant’altro che possa rappresentare un ennesimo circuito turistico al servizio dei visitatori”.

Un appello agli elettori sul perché dovrebbero votarla.
“Perché i viterbesi mi dovrebbero votare? – conclude -. Perché i miei candidati sono tutte persone credibili che non hanno bisogno della politica per arrivare alla fine del mese e non hanno bisogno della politica per fare carriera. Perché la mia quarantennale attività politica senza macchia dovrebbe costituire una garanzia che, forse, altri candidati non possono esibire in assoluta coscienza. Perché noi di Insieme per il territorio con Bonatesta  siamo gli unici ad avere presentato un progetto organico per Viterbo e perché non promettiamo di realizzarlo in cinque anni ma ci impegniamo, in cinque anni, a gettare tutte le premesse, perché chi verrà dopo di noi possa e debba in ogni caso portarlo avanti”.


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