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Ammesso il ricorso di Di Pietro contro Berlusconi

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Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Antonio Di Pietro

Antonio Di Pietro

La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il ricorso per conflitto di attribuzioni sollevato dal tribunale di Viterbo nella vicenda Di Pietro-Berlusconi.

I fatti risalgono al 26 marzo 2008, data del comizio dell’ex premier al Palazzetto dello sport di Viterbo.

In quell’occasione, Berlusconi riservò a Di Pietro un’uscita a dir poco velenosa. Insinuò che il leader dell’Italia dei Valori si fosse laureato “grazie ai servizi segreti perché non è possibile che l’abbia presa uno che parla così l’italiano…”. Parole ripetute pochi giorni dopo durante la trasmissione “Porta a Porta” di Bruno Vespa.

L’ex pm di Mani pulite trascinò Berlusconi in tribunale a Roma e a Viterbo. Gli atti passarono alla Camera che, in entrambi i casi, negò l’autorizzazione a procedere, ritenendo che il Cavaliere stesse esprimendo opinioni nell’esercizio delle sue funzioni di parlamentare. Quindi poteva godere dell’immunità.

Di Pietro ha fatto ricorso in entrambi i casi. In quello viterbese, il giudice di pace aveva inizialmente dichiarato il Cavaliere non punibile, proprio in virtù dell’articolo 68 della Costituzione, secondo il quale “I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”. 

Il pm Paola Conti, sollecitata dall’avvocato di Di Pietro Maria Raffaella Talotta, ha fatto ricorso in Cassazione e ottenuto che gli atti tornassero al tribunale. Da qui, il giudice li ha spediti alla Consulta, sollevando il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato: da un lato il potere legilaslativo, rappresentato dalla Camera, che avrebbe travalicato quello giudiziario del tribunale, competente a pronunciarsi.

Se la Corte dovesse esprimersi in questo senso, concludendo per un’avvenuta invasione del potere della magistratura, gli atti tornerebbero al giudice di pace di Viterbo, per discutere dell’episodio del Palamalè. 


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