Riceviamo e pubblichiamo – La frenetica sostituzione di direttori generali e commissari straordinari, sembra non conseguire effetti positivi sulle numerose problematiche ed emergenze che ancora rilevano un contesto sanitario viterbese a dir poco allarmante, a dimostrazione che la Sanità viterbese non rientra nell’attenzione della Politica e della Dirigenza della stessa Ausl.
Le questioni che maggiormente disturbano il buon funzionamento dei presidi sanitari, nonché le degenze specialistiche di Belcolle si ritrovano, come sempre, nella mancanza di posti letto, nell’insufficiente numero di infermieri, nel trambusto del “pronto soccorso”, nella discutibile qualità del vitto servito ai ricoverati, nella confusa gestione delle “Risorse Umane” e nella mancata riorganizzazione di alcuni Servizi che, invece, darebbero maggiore produttività ed assistenza con una pianificazione impostata maggiormente sulle esigenze degli utenti.
Ma anche in quelle che potrebbero sembrare “piccole cose”, si nota una deplorevole noncuranza, come facilmente riscontrabile negli ascensori di Belcolle, ospedale che si sviluppa su ben nove piani, in ossequio ad una progettazione di edilizia sanitaria tanto antiquata, quanto problematica, il più delle volte “fuori servizio” e che costringono i visitatori a snervanti attese o ad affrontare faticose salite a piedi.
Il massimo di questo ricorrente ed esasperante fenomeno, lo si vede oggi nell’impianto n. 3 del secondo ingresso, laddove, al 5° piano della neurologia, il persistente “fuori servizio” dell’ascensore è aggravato dalla mancanza del “tasto” di chiamata al piano, situazione che, oltre a rendere impossibile prenotarne la discesa, lascia scoperti i relativi contatti elettrici che, disgraziatamente, potrebbero generare rischio per le persone.
A quanto ci risulta, il guasto è stato regolarmente segnalato nei giorni scorsi ma, evidentemente, per i Responsabili della AUSL di Viterbo, il blocco degli ascensori su un ospedale che “lavora” in altezza e, addirittura, la mancanza del tasto che ne comanda la chiamata, sono particolari di poco conto, anche se, il loro ripetersi frequentemente, mette a dura prova la pazienza e la sicurezza dei visitatori.
Noi crediamo che in un ospedale del “terzo mondo”, per queste “criticità tecniche”, si sarebbe fatto di meglio.
Roberto Talotta, per il Comitato Comunale di FondAzione
