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Che ne sarà di Laura, 18enne invalida in affidamento?

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Il comune di Viterbo

Il comune di Viterbo

Riceviamo e pubblichiamo – Questa di Laura (nome fittizio per ovvi motivi, ndr) è una storia vera. Vera e particolare. E’ vero, tutte le storie personali sono “particolari”, ma Laura l’ha vissuta e la sta vivendo con qualche carattere di specialità.

Nata da genitori regolarmente sposati, all’uscita da Belcolle (luogo in cui viene alla luce) è ospitata presso quella famiglia che poi sarà ed è, a tutt’oggi, la sua famiglia affidataria.

Alla labio-palatoschisi, ben evidente già alla nascita e per cui ha subito due distinti interventi chirurgici, si sono aggiunte altre diagnosi, diciamo, non favorevoli. Tanto sfavorevoli da risultare già da tempo invalida al 100%.

L’invalidità riguarda vari aspetti psico-fisici, ma sembra non riguardare o, almeno, coinvolgere con meno accanimento la sfera emotivo-sentimentale.

La sua famiglia – quella affidataria – cerca di darle ogni opportunità per attutire quel disagio che, comunque, appare compagno inevitabile per tutta la sua vita.

L’esperienza uditivo/sensoriale acquisita attraverso la frequenza ad un ciclo Tomatis a Roma nei primi anni di vita, viene fatta per facilitarne lo stentatissimo linguaggio.

L’ippoterapia per stimolare il rapporto con un diverso ambito da quello quotidiano e per stimolare quell’equilibrio che sembra mancare per mettere i primi passi e quindi la capacità di muoversi con autonomia seppure nell’ambito della casa. Il nuoto per favorire l’equilibrato sviluppo osseo di cui si intravvedono, fino dalla tenera età, marcati sintomi di malformazione.

In sostanza Laura viene seguita in continuo, non viene tralasciata alcuna attività, visita di cui si viene a conoscenza nel tentativo di contenere un disagio comunque inevitabile.

Laura è cresciuta ed oggi, ha una capacità, seppur mediocre, di movimento è in grado di comprendere elementari discorsi, pur esprimendosi con la “parola/frase” a modo suo, e conoscendola si relaziona, dimostra sensibilità e manifesta affettuosità in maniera tale da essere non solamente accettata, ma amata dalla famiglia affidataria e da quella di origine e, in genere, da chi la conosce.

Al compimento del 18esimo anno la sua condizione “giuridica” modifica. Diventa maggiorenne e come tale ha bisogno di un amministratore di sostegno, regolarmente nominato dal tribunale, e secondo alcuni perde le condizioni di “affidata”.

Cosa diventa?

È non autosufficiente, la famiglia di origine pur amandola non riesce a seguirla, una struttura speciale di tipo familiare non è stata mai ancora realizzata.

I servizi sociali del comune di Viterbo fino ad oggi hanno delegato alla famiglia affidataria tutti gli oneri relativi alla cura di Laura e, dopo il compimento della maggiore età, al mantenimento, come se il nascere disabile in una famiglia con difficoltà sia un problema suo e della famiglia affidataria che ha deciso di dedicarle in modo totalizzante gli ultimi 18 anni della propria vita.

Così non è, così non può essere, è un esperienza rara quella di Laura ma in altre realtà le istituzioni, l’ente locale programma e segue il caso ben oltre i 18 anni, si chiami affido, si chiami sostegno, ma non può essere disinteresse.

Gandhi diceva che il “il grado di civiltà di una nazione si misura dal modo in cui tratta gli animali”, noi pensiamo che la sensibilità morale e sociale di una comunità si possono valutare dal modo in cui essa si prende cura di chi è più debole e senza strumenti.

Laura è senz’altro una grande sfida per il nuovo sindaco di Viterbo, per il nuovo assessore ai servizi sociali per il nuovo consiglio comunale che possono dimostrare che anche questa città sa accogliere e prendersi cura dei suoi cittadini più deboli.

Aspettiamo un segnale, fiduciosi e carichi di quella forza che Laura con i suoi sorrisi ogni giorno ci rinnova, e sempre più convinti che affidare un bambino costituisce un patrimonio per la collettività.

La famiglia affidataria


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