– Si è impiccato nel casolare di famiglia ma, prima di morire, avrebbe fatto i dieci nomi di chi lo ha spinto a tanto.
Sarebbe questa l’ultima indiscrezione sul suicidio di Claudio Crescentini.
Il direttore dell’ufficio postale di Blera si è ucciso a sessant’anni. Ma di quella morte improvvisa e imprevedibile, avrebbe lasciato un’importante chiave di lettura ai poliziotti che seguono il caso.
Il significato della sua tragica fine è in un biglietto. Poche righe in cui Crescentini non si limiterebbe a spiegare i motivi del suo gesto, ma punterebbe anche il dito contro dieci persone, implicate nell’ammanco dalle casse del suo ufficio postale. Ammanco che non sarebbe da 30mila euro. Ma da 300mila. Che è proprio l’equivalente di 30mila per dieci.
Perché se è vera l’indiscrezione che trapela in queste ore, le dieci persone in questione avrebbero chiesto ciascuna un prestito da 30mila euro. Nessuno di loro avrebbe, poi, restituito la somma, lasciando il direttore col cerino in mano.
Una situazione probabilmente ingestibile per un uomo descritto da tutti come integerrimo e pulito. “Un gran lavoratore” anche secondo il sindaco di Vetralla Sandrino Aquilani, che lo conosceva personalmente e non ha mai dubitato della sua serietà e professionalità.
La squadra mobile di Fabio Zampaglione, coordinata dal pm Paola Conti, cerca di scoprire se sia stato bastato questo a uccidere Crescentini. Il peso della responsabilità. Del senso di colpa. Forse anche della vergogna per un semplice errore commesso in buona fede.
Ma potrebbe esserci dell’altro. Non è detto che Crescentini non conoscesse bene quei dieci personaggi. Non è detto che non fosse consapevole dell’errore di erogare un prestito da 300mila euro spezzettato tra dieci persone. Non è detto che qualcuno non lo abbia minacciato e, quindi, costretto.
Soprattutto in tal caso, l’indagine che, per ora, è un fascicolo conoscitivo, potrebbe prendere un’altra piega. Forse quella dell’istigazione al suicidio.


