– “Una situazione sgradevole, sconcertante, paradossale”.
Così Riccardo Papi, titolare della OrtoEtruria, definisce il processo che lo vedeva imputato di scarichi irregolari nelle fognature e per il quale ieri è stato assolto dal giudice Silvia Mattei perché il fatto non sussiste.
Prima della sentenza, Papi ha voluto rilasciare una dichiarazione spontanea nella quale ha ripercorso, in breve, la storia della sua azienda fino al “maledetto” giorno in cui ha ricevuto la visita delle finanza che ha segnato l’inizio di una vicenda giudiziaria lunga quattro anni.
“Porto avanti la mia attività da 25 anni – ha esordito Papi -. Ho iniziato a Sutri poi dopo i primi dodici anni mi sono dovuto spostare e ho scelto Carbognano. Nel 2000 la mia azienda è stata la prima in Italia ad ottenere la certificazione ISO 9001, tanto per chiarire quanto ci tengo a seguire tutte le procedure legali nella più totale trasparenza”.
A Carbognano, però, sono cominciati i problemi.
“Già prima di iniziare concretamente l’attività – continua Papi – ho subito decine di controlli da parte del Comune e di tutte le forze dell’ordine possibili e immaginabili. Gli accertamenti avevano cadenza praticamente quotidiana e i cavilli burocratici che mi si sono presentati di fronte sono infiniti. Poi per via del depuratore è arrivata la visita delle fiamme gialle che mi ha fatto approdare in tribunale”.
Un episodio, quello dell’accertamento della finanza del 2009, che Riccardo Papi ricorda, suo malgrado, molto bene.
“Più che controllo forse sarebbe più giusto definirlo blitz – prosegue l’imprenditore -. Io non ero in azienda quando sono arrivate le forze dell’ordine, ma mi sono precipitato sul posto dopo aver ricevuto la chiamata della mia segretaria. Era in lacrime. Ho trovato una situazione assurda: sette uomini in borghese che si aggiravano per la mia proprietà, di cui uno anche con la pistola in mano al quale ho chiesto gentilmente di riporre l’arma perché non ce n’era alcun bisogno”.
Papi ha chiesto spiegazioni e si è messo subito a disposizione degli agenti. “Non ho mai avuto nulla da nascondere – conclude – e ho aperto, come mi è stato chiesto, il pozzetto dello scarico del depuratore che era spento”.
Da lì le fiamme gialle contestarono a Papi di non avere l’autorizzazione allo scarico rilasciata dalla Provincia, oltre al superamento di alcuni valori presenti nell’acqua, ma lui ha sempre obiettato che di quell’autorizzazione non ne aveva bisogno proprio perché il depuratore era spento e che per smaltire i reflui pagava una ditta.
Ieri il pm Stefano Ricciutelli ha chiesto al giudice l’assoluzione. Richiesta alla quale ovviamente si è associato l’avvocato difensore Antonino Palamara e che, infine, è stata accolta dal giudice Mattei dopo un’ora di camera di consiglio.
La decisione è stata ricevuta in aula da Papi e dall’avvocato Palamara come la liberazione da un incubo. I due si sono abbracciati soddisfatti e l’imprenditore ha subito commentato: “Giustizia è stata fatta!”
Francesca Buzzi
