(s.m.) – Non cambia l’accusa per la 24enne che ha gettato la figlia in un cassonetto in via Solieri, Viterbo. La giovane madre romena resta indagata per soppressione e occultamento del suo feto di sette mesi, ritrovato tra il 2 maggio tra la spazzatura. E non per omicidio.
Così ha deciso il tribunale del Riesame di Roma, che ha respinto l’appello del pm viterbese Franco Pacifici.
La decisione è arrivata ieri. Il collegio dei giudici romani si è espresso sia sulla posizione della donna che dell’altro indagato: l’infermiere che l’ha aiutata a procurarsi il farmaco a base di ossitocina per indurre le contrazioni e provocare il parto. Per lui, gli inquirenti viterbesi volevano l’arresto per concorso in omicidio. Richiesta stroncata dai giudici romani, che hanno ritenuto sufficiente la denuncia a piede libero.
Soddisfatta l’avvocato dei due indagati, Maria Antonietta Russo. “Al più presto depositerò un’istanza di scarcerazione al gip di Viterbo – afferma il legale -. L’unico motivo che tiene ancora detenuta a Rebibbia la mia assistita è il pericolo di fuga. Dimostreremo che non sussistono esigenze di custodia cautelare. Intanto aspetto di poter leggere più approfonditamente le motivazioni dell’ordinanza: per ora mi è stato notificato solo il dispositivo”.
Il pm Pacifici ha dieci giorni per valutare la possibilità di un ricorso in Cassazione. Con l’appello al Riesame, la Procura viterbese impugnava l’ordinanza del gip Francesco Rigato, che negava l’arresto dell’infermiere e autorizzava quello della 24enne, ma “solo” per soppressione e occultamento di cadavere. Un reato ben più lieve di quello ipotizzato dagli inquirenti, che avevano chiesto il carcere per omicidio.
Nella sequenza di azioni compiute dalla giovane madre, il magistrato vede una chiara volontà di uccidere. Secondo le indagini, la ragazza prima contatta l’infermiere per procurarsi la ricetta che l’aiuterà ad avere il farmaco che le serve. Poi, una volta indotto il parto, si fa accompagnare al cassonetto di via Solieri, dove abbandona il feto di sette mesi. Stabilire il momento esatto della morte è essenziale. Il medico legale Mauro Bacci, che ha eseguito l’autopsia, ha ancora quasi un mese per consegnare la sua relazione.
Il gip Rigato esclude che la bimba sia nata viva. Ma se fosse morta nelle fasi finali del parto, gli inquirenti non cambierebbero idea: anche in quel caso sarebbe omicidio.


