– Una lunga dichiarazione spontanea per ribadire la sua innocenza.
Andrea Bianchini ha preso la parola ieri mattina, all’udienza preliminare per la maxi inchiesta Asl. Il direttore dell’unità e-procurement, indagato insieme a una trentina di persone, ha respinto l’accusa di turbativa d’asta rivoltagli dai pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci.
Nel calderone Asl, su una serie di servizi pilotati, Bianchini è finito per l’appalto per la fornitura settennale dei sistemi di diagnostica dell’azienda sanitaria viterbese.
Si parla di delibere a tutto vantaggio della società Ati Abbott, unica invitata alla trattativa privata per l’affidamento dell’appalto in questione.
Per Bianchini, la procedura era regolare. Lo dice lui e lo ribadisce il suo avvocato.
La discussione è continuata con le arringhe dei legali degli altri indagati: Alfonso Lisi, accusato di falsa testimonianza, per le vicende riguardanti la gestione del bar della Cittadella della salute, e Francesco Pesce Delfino, responsabile della riabilitazione alla casa di cura di Nepi. La struttura è di proprietà del gruppo Rori, facente capo agli imprenditori padre e figlio Roberto e Fabio Angelucci. Anche i loro nomi sono nel registro degli indagati. Il filone è lo stesso che riguarda Pesce Delfino: la presunta truffa da oltre venti milioni di euro ottenuta attraverso i rimborsi illeciti richiesti per la casa di cura nepesina.
Il gup Luca Ghedini Ferri voleva aggiornare la seduta a dopo l’estate, ma il pm Fabrizio Tucci si è impuntato: ha chiesto e ottenuto di poter programmare un calendario serrato di udienze in modo da concludere entro l’estate. Alla prossima, del 25 giugno parleranno ancora i difensori. Arringhe anche il 12, 17 18 luglio. Per ultimi, discuteranno i legali delle posizioni più complesse: quella dell’ex direttore generale Giuseppe Aloisio e del suo braccio destro Mauro Paoloni. Repliche e sentenza, probabilmente il 19.
