– Continuano a parlare le difese della maxi inchiesta Asl.
Ieri mattina, davanti al gup Luca Ghedini Ferri, sono state discusse altre sei posizioni. Tutte di indagati minori e con posizioni marginali nel mare magnum del fascicolo sui presunti appalti pilotati all’ombra della Cittadella della salute.
La discussione si farà più appassionante alla prossima udienza del 12 luglio, quando prenderanno la parola gli avvocati dei pezzi da novanta della maxi inchiesta: l’ex direttore generale della Asl Giuseppe Aloisio, il suo braccio destro Mauro Paoloni e gli imprenditori della sanità Roberto e Fabio Angelucci, padre e figlio.
Le loro posizioni, insieme a quella dell’ex direttore del Ced della Asl Ferdinando Selvaggini, sono le più delicate. Per gli Angelucci si parla di una truffa da oltre venti milioni di euro, ottenuta con presunti rimborsi illeciti alla loro clinica Cra di Nepi. Su Aloisio e Paoloni, invece, pende il maggior numero di capi di imputazione che comprendono corruzione, turbativa d’asta, falso ideologico e abuso d’ufficio. Per il solo Aloisio c’è anche la concussione.
Tre anni di inchiesta per 10mila pagine di atti. E il 12 luglio sarà il giorno del verdetto: dopo le lunghissime arringhe degli ultimi difensori, il gup dovrà chiudersi in camera di consiglio e valutare, una a una, le trentadue richieste di rinvio a giudizio avanzate dai pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci.



