– Venti ore al giorno in una cella da nove metri quadrati. Spazio appena sufficiente per letto, comò e un bagno da dividere in due.
Vivono così i detenuti del carcere di Viterbo. Il penitenziario di strada Mammagialla sconta l’emergenza nazionale del sovraffollamento. I detenuti sono 740 (trecento in più del dovuto). Gli agenti penitenziari meno della metà. Ce ne vorrebbero 485, ma tra i vari dirottamenti di personale su altri istituti, si arriva a malapena a 317.
“E’ un problema endemico delle nostre carceri – spiega Alessandro De Federicis, responsabile dell’Osservatorio carcere dell’Unione camere penali italiane -. Per i nostri istituti penitenziari, il sovraffollamento è diventato una triste realtà. L’Osservatorio della Camera penale si propone di rendere il carcere una casa di vetro: trasparente per la collettività”.
Proprio per questo, ieri mattina, De Federicis ha visitato Mammagialla, accompagnato dal direttore del carcere Teresa Mascolo e dal referente per l’osservatorio carcere della Camera penale di Viterbo Marco Russo. Un progetto avviato col Dap per aprire una finestra sul mondo carcerario e farlo uscire dal suo isolamento.
Dei 740 detenuti di Mammagialla, 419 scontano pene definitive e 49 sono in attesa di primo giudizio. Gli altri sono tutti presunti innocenti. Il 34 per cento sono stranieri. E poi ci sono i 220 detenuti per droga. Quasi un terzo del totale.
“Mammagialla è un istituto ben tenuto – afferma De Federicis -. Stamattina siamo stati in tutti i reparti: protetto, alta sicurezza, detenuti ordinari, reclusione e 41 bis. Perfettamente funzionanti anche i laboratori: la sartoria e una splendida falegnameria. La struttura gode di ottima salute, a parte l’umidità nei locali docce, ma non è questo che ci preoccupa. I problemi veri sono sovraffollamento e mancanza di organico”.
La direttrice conferma. “Abbiamo solo cinque educatori per 740 detenuti. Sono figure fondamentali: seguono gli arrestati durante la detenzione carceraria occupandosi del loro recupero”. La stessa direttrice è costretta a fare da sola: non c’è nessuno a farle da vice. Mancano, poi, aiuti al personale medico e psicologi, a fronte della presenza di 200 detenuti con problemi psichici. E non è escluso che la situazione non peggiori.
“Con la paventata chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari – sottolinea De Federicis – c’è il rischio che i detenuti con problemi psichiatrici si riversino in carceri già piene e senza possibilità di assisterli. L’Italia ha già una condanna della Corte europea per l’emergenza sovraffollamento. Entro il 2014 il problema va risolto. Ma come? Con la crisi che c’è e i tagli ovunque, a istruzione, sanità e quant’altro, l’ultimo pensiero è investire sul carcere”.
Russo e De Federicis indicano una via possibile che si chiama misura alternativa. “Il carcere dev’essere l’estrema ratio – conclude Russo -. Statistiche dimostrano che il rischio di recidiva e, quindi, di ripetere un reato, si abbassa di molto quando non si fa ricorso alla detenzione intra muraria. Indulti e decreti svuota carceri sono solo un palliativo. Deve passare il concetto che meno carcere equivale a più sicurezza. Il problema non è far uscire prima i detenuti, ma evitare che entrino”.
Stefania Moretti




