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“Meno carcere e più misure alternative”

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Il tavolo dei relatori

Il tavolo dei relatori

La direttrice del carcere Teresa Mascolo

La direttrice del carcere Teresa Mascolo

Marco Russo, referente dell'osservatorio carcere della Camera penale viterbese

Marco Russo, referente dell’osservatorio carcere della Camera penale viterbese

Alessandro De Federicis, il referente osservatorio carcere dell'Unione camere penali

Alessandro De Federicis, il referente osservatorio carcere dell’Unione camere penali

L'avvocato Marco Valerio Mazzatosta; il referente osservatorio carcere dell'Unione camere penali De Federicis; la direttrice del carcere Mascolo; il referente dell'osservatorio carcere viterbese Russo

L’avvocato Marco Valerio Mazzatosta; il referente osservatorio carcere dell’Unione camere penali De Federicis; la direttrice del carcere Mascolo; il referente dell’osservatorio carcere viterbese Russo

Venti ore al giorno in una cella da nove metri quadrati. Spazio appena sufficiente per letto, comò e un bagno da dividere in due.

Vivono così i detenuti del carcere di Viterbo. Il penitenziario di strada Mammagialla sconta l’emergenza nazionale del sovraffollamento. I detenuti sono 740 (trecento in più del dovuto). Gli agenti penitenziari meno della metà. Ce ne vorrebbero 485, ma tra i vari dirottamenti di personale su altri istituti, si arriva a malapena a 317.

“E’ un problema endemico delle nostre carceri – spiega Alessandro De Federicis, responsabile dell’Osservatorio carcere dell’Unione camere penali italiane -. Per i nostri istituti penitenziari, il sovraffollamento è diventato una triste realtà. L’Osservatorio della Camera penale si propone di rendere il carcere una casa di vetro: trasparente per la collettività”. 

Proprio per questo, ieri mattina, De Federicis ha visitato Mammagialla, accompagnato dal direttore del carcere Teresa Mascolo e dal referente per l’osservatorio carcere della Camera penale di Viterbo Marco Russo. Un progetto avviato col Dap per aprire una finestra sul mondo carcerario e farlo uscire dal suo isolamento.

Dei 740 detenuti di Mammagialla, 419 scontano pene definitive e 49 sono in attesa di primo giudizio. Gli altri sono tutti presunti innocenti. Il 34 per cento sono stranieri. E poi ci sono i 220 detenuti per droga. Quasi un terzo del totale.

“Mammagialla è un istituto ben tenuto – afferma De Federicis -. Stamattina siamo stati in tutti i reparti: protetto, alta sicurezza, detenuti ordinari, reclusione e 41 bis. Perfettamente funzionanti anche i laboratori: la sartoria e una splendida falegnameria. La struttura gode di ottima salute, a parte l’umidità nei locali docce, ma non è questo che ci preoccupa. I problemi veri sono sovraffollamento e mancanza di organico”.

La direttrice conferma. “Abbiamo solo cinque educatori per 740 detenuti. Sono figure fondamentali: seguono gli arrestati durante la detenzione carceraria occupandosi del loro recupero”. La stessa direttrice è costretta a fare da sola: non c’è nessuno a farle da vice. Mancano, poi, aiuti al personale medico e psicologi, a fronte della presenza di 200 detenuti con problemi psichici. E non è escluso che la situazione non peggiori. 

“Con la paventata chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari – sottolinea De Federicis – c’è il rischio che i detenuti con problemi psichiatrici si riversino in carceri già piene e senza possibilità di assisterli. L’Italia ha già una condanna della Corte europea per l’emergenza sovraffollamento. Entro il 2014 il problema va risolto. Ma come? Con la crisi che c’è e i tagli ovunque, a istruzione, sanità e quant’altro, l’ultimo pensiero è investire sul carcere”.

Russo e De Federicis indicano una via possibile che si chiama misura alternativa. “Il carcere dev’essere l’estrema ratio – conclude Russo -. Statistiche dimostrano che il rischio di recidiva e, quindi, di ripetere un reato, si abbassa di molto quando non si fa ricorso alla detenzione intra muraria. Indulti e decreti svuota carceri sono solo un palliativo. Deve passare il concetto che meno carcere equivale a più sicurezza. Il problema non è far uscire prima i detenuti, ma evitare che entrino”.

Stefania Moretti


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