![]() |
– Minaccia la colf ventenne con la pistola, condannato.
Una lunga serie di sms molesti, sfociati in una minaccia a mano armata. Di questo doveva rispondere un 50enne viterbese, processato ieri mattina.
Il giudice del tribunale di Viterbo Eugenio Turco lo ha condannato a 60 euro di multa e al pagamento di una provvisionale da 1000 euro alla ragazza, oltre a liquidare 1500 euro di spese di parte civile.
La vicenda è del 2009. In quell’anno, la giovane straniera sporge due denunce a carico del suo datore di lavoro, col quale dice di aver avuto una storia. A troncare i rapporti è lei, dando adito al solito cliché: lui la prende male e comincia a perseguitarla. Questa, almeno, è la versione della ragazza, che racconta di aver ricevuto in poco tempo più di 1500 chiamate e una decina di messaggi.
Dati che per la difesa non corrispondono assolutamente al vero. “La ragazza si contraddice – ha concluso, nella sua arringa, l’avvocato Valerio Aulino -. La sua versione dei fatti cambia continuamente. All’inizio parlava di un numero ben più ridotto di messaggi: due o tre al giorno. Per non parlare della pistola. Alla prima denuncia di luglio non sa dire neanche se è un’arma giocattolo. Tre mesi dopo, torna in caserma e la descrive nei minimi particolari. Non è credibile”.
Per la parte civile, il movente delle minacce è la fine della relazione. Per la difesa, invece, è il contrario: “La vera vittima è il mio cliente – ha spiegato il legale – e l’elemento che muove tutta questa storia sono i soldi che la ragazza chiedeva continuamente. Come lei, anche il fratello e il compagno, che infatti sono stati denunciati per estorsione”.
Argomenti che non sono bastati a evitare all’uomo una condanna, seppur lieve.
