– “Cécile resisti, siamo con te e contro il razzismo”. La riposta agli insulti razzisti verso Cécile Kyenge arriva da Viterbo. Prima dal pubblico presente all’iniziativa dell’Arci, che alza cartelli in suo sostegno, e poi direttamente dalla voce della ministra dell’Integrazione (fotogallery).
La Kyenge dal cortile di palazzo dei Priori rimanda al mittente insulti e offese. “Gli attacchi, le offese non sono rivolte a me, ma all’istituzione e a tutti coloro che rifiutano il razzismo. Siamo tutti bersagli di queste minacce, di questi insulti”. Cécile Kyenge è ospite dell’incontro organizzato nell’ambito di Energie popolari, il primo forum nazionale delle associazioni Arci che si è aperto ieri a Viterbo.
Oltre alla ministra dell’Integrazione hanno partecipato Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci, il viceministro Stefano Fassina e il deputato Giulio Marcon (Sel). Al centro del dibattito il diritto di voto agli immigrati residenti in Italia, la crisi economica, l’emergenza sociale e i diritti di cittadinanza.
Tra il pubblico il prefetto Antonella Scolamiero, il sindaco Leonardo Michelini, gli assessori Raffaella Valeri e Giacomo Barelli, l’assessore provinciale Gianmaria Santucci e il segretario provinciale del Pd Andrea Egidi.
“Questo è un periodo difficile – ammette la ministra – ma il cambiamento italiano è stato importante ed è stato apprezzato anche all’Onu. Il segnale di un ministero dedicato all’integrazione è stato colto, perché è un atto di coraggio, una scelta importante e un segnale che da fuori tutti aspettavano. Una risposta necessaria. Ora c’è una nuova immagine che dobbiamo difendere. E soprattutto ora non dobbiamo farci distrarre dagli insulti perché non dobbiamo perdere di vista l’obiettivo: dare voce a chi finora non ce l’ha avuta e ora si riconosce in un progetto e si sente rappresentato.
Vorrei che al mio ministero – dice infine – venisse tolta una “g”, così da passare da integrazione a interazione, che significa mescolare, scambio. E’ necessario cambiare approccio per mettere al centro i diritti. E nel decreto del ministero ho inserito la semplificazione dell’iter burocratico per la cittadinanza, perché il nostro compito è rimuovere gli ostagli e far tornare la speranza”.
Il pubblico applaude e per far sentire ancora di più la sua vicinanza alla ministra spuntano cartelli con scritto a pennarello “Cécile resisti”.
A difendere dagli attacchi la ministra Kyenge ci pensa anche il sindaco Michelini nel saluto iniziale. “Quelle offese non sono da italiani, la nostra cultura è diversa. Noi come popolo non siamo mai stati esclusivi, anzi”.
Che il cambiamento in atto fosse necessario lo sottolinea anche Stefano Fassina. “Tutti abbiamo sentito dire che questa è una crisi drammatica, la più drammatica di questo secolo. Ma nessuno dice che proprio per questo i vecchi paradigmi non funzionano. Servono ricette nuove – spiega Fassina -, modelli nuovi. Se la disuguaglianza è un problema si aggredisce ridistribuendo la ricchezza per via fiscale. Mettere al centro il lavoro non basta, la ricetta è cambiare la linea politica economica europea. Bisogna cambiare rotta, l’austerità non funziona. E per fare questo serve il consenso dell’Europa, le scelte unilaterali non portano da nessuna parte. E il primo ministro Letta si è impegnato in questa direzione”.
Maria Letizia Riganelli




