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Serra presidente del consiglio e Rossi assessore alla cultura

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Anna Maria Meaccini

Anna Maria Meaccini

Riceviamo e pubblichiamo – Sono convinta che Serra debba essere il futuro presidente del consiglio comunale, la figura di maggiore profilo istituzionale e politico nel consesso più alto della rappresentanza popolare della città per più ordini di motivi:

– è il consigliere comunale più votato ed espressione del partito che ha ricevuto maggiori consensi;

– è il consigliere con maggiore esperienza politica ed istituzionale;

– dovrà essere il garante della funzionalità trasparente e democratica del consiglio comunale,con una posizione imparziale rispetto a tutti i movimenti e forze politiche presenti.

Rossi non può farlo, perché Rossi si è presentato come sindaco di un movimento civico e anche se ha ottenuto un buon risultato, non faceva parte dei partiti e dei movimenti che sostenevano il centro sinistra al primo turno, ma addirittura si presentava in netto contrasto.

Il suo successo è stato dovuto all’elemento di novità del suo movimento e per l’attività culturale che lo ha portato alla ribalta da diversi anni con l’iniziativa di pregio di Caffeina e per questo stesso motivo potrebbe essere nominato assessore alla cultura, anche in considerazione del fatto che almeno lui dalla fondazione si era dimesso prima di candidarsi a sindaco.

L’assessorato potrebbe essere un’occasione ulteriore per metterlo alla prova delle sue capacità di organizzatore, di una figura di rottura con il passato, con una mentalità troppo chiusa, poco incline alle novità, al cambiamento, all’apertura mentale verso orizzonti più ampi ed innovativi.

Vede sindaco Michelini forse lei non si rende bene conto degli errori che le stanno facendo commettere coloro che da dietro muovono le fila, perché come ebbe ad affermare con sincerità al cinema Lux lei non è un politico, ma un imprenditore, quando un sindaco è il politico per eccellenza perché è quello più vicino ai cittadini e ai loro problemi.

Fare il sindaco, non è la stessa cosa che fare l’imprenditore, perché il comune non è un’impresa o un’azienda, ma l’istituzione base rappresentativa delle istanze quotidiane del popolo.

I suoi assessori dovranno costituire insieme a lei una squadra operativa e coesa, il programma la fonte d’ispirazione e d’azione.

Il consiglio comunale e il suo presidente vigilerà, collaborerà, sovraintenderà alle commissioni e al loro importante lavoro e dovrà saper dar prova di essere la più alta espressione della democrazia istituzionale partecipativa e popolare.

Solo in questo modo Viterbo potrà incamminarsi su un percorso di cambiamento politico ed istituzionale per portarlo verso un nuovo sviluppo economico, sociale e culturale autentico, originale della città e dell’intera splendida terra di Tuscia e non più succube dell’antico retaggio romano.

Anna Maria Meaccini

 


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