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Sfrattato don Pierantonio Fanella

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Ronciglione

Ronciglione

– Sfrattato padre Pierantonio Fanella.

L’ufficiale giudiziario è arrivato al convento dei cappuccini di Ronciglione, in via Francesco D’Assisi, poco dopo le 11. Con lui anche i carabinieri. Fuori dalla struttura decine di fedeli a sostegno di padre Fanella. Lo sfratto, chiesto e ottenuto dalla provincia romana dei cappuccini, che ha delegato il vescovo Romano Rossi, è stato eseguito.

Padre Fanella lascia il convento e va a vivere nei locali adiacenti la chiesa di San Francesco. “I fedeli – racconta il religioso – protestavano perché volevano che il convento tornasse al paese e perché erano dispiaciuti che io ne venissi allontanato”.

Quello di padre Fanella non sarebbe uno sfratto per morosità, ma una sentenza emessa dal tribunale di Viterbo. Un provvedimento preso perché, allo stato attuale, il sacerdote non è più frate in quanto è stato dimesso dall’ordine dei cappuccini. “Inizialmente – racconta Fanella – avrei voluto aprire senza problemi, ma i fedeli mi hanno chiesto di resistere. Il fabbro quindi ha rotto la serratura e ne ha messa una nuova. Alla fine siamo entrati io, il mio avvocato Signorelli, il vicario del vescovo, don Renzo Tanturli, don Carlo Crucianelli, l’avvocato Fortuna e l’ufficiale giudiziario. Una volta dentro, abbiamo perlustrato i locali e quindi sono stati messi i sigilli nelle stanze di accesso tra la chiesa e il convento”.

La vicenda del sacerdote va avanti da anni. “Facevo parte dei frati minori cappuccini  e mi sono trovato in situazioni di violenza fisica e psicologica su giovani e anziani in ambito ecclesiastico. Episodi che ho denunciato all’autorità giudiziaria. Un fatto che non è stato gradito né dai responsabili né dai vescovi e dal Vaticano. E’ così che mi hanno invitato a smettere, perché in caso contrario sarei stato dimesso dall’ordine. E questo è quello che avvenuto qualche anno dopo”.

Il sacerdote, dunque, ha avanzato una richiesta di indennizzo. “Sono stato dimesso e, a quel punto, secondo le norme canoniche, avrei avuto diritto a un indennizzo. Me ne sarei anche andato, ma non senza quello che mi spettava. E’ una questione di giustizia. I frati, invece, non mi hanno mai dato un centesimo e hanno portato avanti lo sfratto, delegando il vescovo della diocesi di Civita Castellana, Romano Rossi”.

I cappuccini hanno lasciato il convento nel 2000. “E’ per questo che la struttura deve tornare alla cittadinanza che l’aveva donato all’ordine. Una restituzione di cui si è sempre parlato ma che di fatto non è mai avvenuta. I cittadini continuano a lottare per riavere il convento e usarlo a fini sociali, destinandolo ai senza tetto e non lasciarlo ad altri ordini religiosi che sono solo presenze abusive per la morale cristiana. In sostanza si tratta di un’appropriazione indebita“.

Padre Fanella porterà avanti la sua attività sacerdotale e non solo. “Continuerò le celebrazioni finché sarà possibile – conclude il religioso -. E’ stato comunque fatto un appello a papa Francesco, tramite una petizione che è arrivata a oltre 1300 firme, affinché il convento torni ai cittadini. Vedremo nelle prossime ore che effetti produrrà lo sfratto. Non ci fermeremo qui e, anzi, faremo altre iniziative per garantire un diritto dei ronciglionesi”.

 


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