(g.f.) – La classe operaia ancora esiste, ma non sa di esserlo, mentre la politica deve tornare a parlare con la gente e il sindacato riprendere il suo ruolo propositivo (fotogallery * video).
Giorgio Benvenuto, sindacalista e politico di lungo corso, prova a gettare uno sguardo sull’Italia che verrà o che dovrebbe venire, partendo da quella che è stata.
Benvenuto, segretario generale Uil e parlamentare per tre legislature, l’ultima nel 2006 al Senato con l’Ulivo poi Partito democratico, è stato anche per cento giorni segretario del Psi, succedendo a Bettino Craxi.
Con lui riprendono gli appuntamenti, alla sala Ciorba della scuola Edile, di Idee@informazione, dopo la lunga pausa elettorale, come hanno ricordato il presidente della scuola Andrea Belli introducendo l’incontro e il sindacalista della Feneal – Uil Sandro Canepuccia presentando il leader sindacale. Benvenuto è stato intervistato dal direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti.
Un’analisi lucida e precisa quella di Benvenuto, che non risparmia critiche anche feroci, all’ex premier Mario Monti, ad esempio.
“E’ un tecnico – ricorda Benvenuto – e come tale ragiona di numeri, ignorando che dietro ci sono persone. Ha peccato di superbia, commettendo un disastro.
I sacrifici fatti dagli italiani non sono serviti a nulla, oggi c’è più disoccupazione ed è aumentato il debito”.
Da Monti si è passati a Letta: “Penso che abbia bisogno di pungoli da parte dei corpi sociali. C’è questo decreto del fare, vedremo cosa farà, ma al momento la sola cosa che ha prodotto è avere cancellato la tassazione sulle imbarcazioni.
La ragione è nobile, il settore è in crisi e si perde occupazione. Ma quanti settori lo sono? Non c’è solo la nautica.
E’ un provvedimento preso a casaccio, per un settore e non a carattere generale”. Il momento è difficile, ma le vie d’uscita ci sono, come ricorda anche nel suo libro “Il lavoratore ritrovato”.
“Ci sono straordinarie possibilità, quello che è stato fatto anni fa si può fare anche oggi. Si può pensare d’essere sconfitti ma non vinti”.
A patto che si torni a pensare: “Sento dire spesso io credo, ma il termine è sbagliato. Si dovrebbe dire io penso.
La politica non può essere fatta da persone che credono, ma che pensano, discutono, dibattono e alla fine sono in grado d’indicare proposte e obiettivi. Ho l’impressione che molti di quelli che intervengono oggi non siano politici, ma opinionisti.
Sento opinioni, invece la politica deve avanzare proposte”.
La classe operaia oggi esiste ancora? “C’è ma non sa di esserlo. Non sa di essere classe operaia. Nella prima Repubblica esisteva un Paese coeso che si scontrava politicamente e si realizzava solidarietà, oggi è assente. Se nel mondo ci sono due miliardi di operai e solo 500 milioni godono di diritti, è inevitabile che anche gli altri perdano, facendo nascere lo sfruttamento.
Oggi l’economia non è al servizio dell’uomo, ma il contrario”.
Nella foga del passaggio fra prima e seconda Repubblica ci si è disfatti di un patrimonio che in parte andava preservato: “Con troppa fretta si è celebrato il funerale, buttando in una fossa comune valori straordinari che appartenevano ai partiti. Un errore che pesa.
Non si può nascere dal nulla. Abbiamo radici e passato non le possiamo rifiutare”.
E il sindacato: “Non può essere agitatore sociale, ma deve essere capace di costruire proposte. Va ritrovata unità non solo tra sigle, ma tra operai del Nord e del Sud, fra operai e studenti. La coesione non può essere uno slogan.
Oggi abbiamo un sindacato forte, che ha più iscritti e servizi di grande efficienza, ma è debole politicamente. Un gigante nei servizi e un nano nel resto. Tuttavia il sindacato può fare molto.
L’Europa ad esempio, è fondamentale e necessaria, ma non così. Siamo in mezzo al guado, serve una battaglia per dare vita a un’Europa politica e sociale e non solo economica”.
Pure il sistema politico va ripensato: “I partiti assomigliano molto a grandi comitati elettorali. Ero abituato a strutture con radicamento sul territorio. Quando i leader parlavano, sapevano cosa voleva la gente.
Oggi non c’è più selezione dei gruppi dirigenti. Passa il più simpatico. Da parlamentare, in tre legislature ho visto un progressivo peggioramento, gente nemmeno elette, ma nominate che non conoscevano nemmeno i problemi che avrebbero dovuto affrontare.
Sempre con le le dovute eccezioni, si va per sentito dire. Si legge la fotografia e si guarda l’articolo”.
Sul governo Letta e le larghe intese: “Era l’unica soluzione possibile dopo che il Pd è riuscito a perdere vincendo.
Ma quest’alleanza non è la grossa coalizione tedesca, è un governo d’armistizio. Non ci possono essere larghe intese che poi non producono nulla”.
Anche questo appuntamento di Idee@informazione è stato realizzato in collaborazione con Unindustria e Francesco Ciprini per Ideas Comunication.


