– Il compagno le aveva preso 600 euro dal conto bancoposta. Lei era accusata di averlo minacciato per riaverli indietro: “Dammeli o spiffero tutto a tua moglie!”. Ma per il tribunale di Viterbo è innocente.
J.K.N., cinquantenne nigeriana, era a processo per tentata estorsione e ricettazione di una carta d’identità risultata falsa. Ieri l’assoluzione, dopo la requisitoria del pm Cristiano Ricciutelli e l’arringa del suo avvocato Giovanni Bartoletti.
“La minaccia è insussistente – ha spiegato il legale -. Priva di significato, perché i fatti sono del 2008. Il compagno era separato dalla moglie dal 2003. Una frase del genere avrebbe avuto senso tra due amanti clandestini, non per una coppia di conviventi come loro”.
L’avvocato ha ripercorso la loro storia: si conoscono nel 2007, si innamorano, vanno a vivere insieme a Viterbo. Lui prova nei confronti di lei una gelosia morbosa. La accusa ingiustamente di fare la prostituta. Non è facile per lei, portare avanti quella relazione, ma in un modo o nell’altro, per un po’, ci riesce. E riesce anche a fare progetti col suo uomo: avviano un’attività di esportazione di pezzi di ricambio di automobili in Nigeria.
Lei torna per un mese nel suo paese natale. Ma gli affari non decollano. Quando ritorna, restituisce al suo compagno i 13mila euro investiti per avviare l’attività. Lui insiste che mancano dei soldi: 600 euro che l’uomo rivuole indietro. E, secondo la ricostruzione della difesa, se li riprenderà: dopo una furente lite col compagno, la donna si accorge che le mancano 600 euro dal conto bancoposta. Il compagno la denuncia nel 2008 per tentata estorsione.
La ricettazione riguarda la carta di identità falsa di cui era in possesso. Solo per questo reato il pm aveva chiesto la condanna a sei mesi e duecento euro di multa. Ma il giudice ha accolto in pieno la tesi della difesa, assolvendola da entrambe le accuse. Un peso in meno per la signora che, fuori dall’aula, ringraziando il suo avvocato, si è lasciata andare a un pianto liberatorio.
