– Tentata estorsione, rimessi gli atti al pm.
E’ proseguito ieri mattina, nell’aula del palazzo di giustizia di Viterbo, il processo a carico del 46enne napoletano L.C., alla sbarra per tentata estorsione e ingiurie nei confronti di Claudio Pezzini, antiquario di Bolsena.
Secondo l’accusa, il 46enne si sarebbe rivolto con fare minaccioso all’antiquario affinché quest’ultimo ritirasse la dichiarazione resa ai carabinieri per un altro fatto, per il quale lo stesso L.C. è imputato in un altro processo, e che vedeva coinvolti come vittime sia Pezzini che suo nipote.
Nell’udienza di ieri era prevista la sentenza per L. C. ma, durante la requisitoria del pm Fabrizio Tucci è emersa la necessità di modificare uno dei due capi d’accusa pendenti sull’imputato.
La tentata estorsione è stata quindi modificata in violenza privata in quanto, secondo il magistrato, nulla c’era da estorcere alla vittima ma, eventualmente, L.C. avrebbe soltanto tentato di indurre Pezzini a ritirare o a modificare una dichiarazione resa ai carabinieri.
“Approfondendo i fatti inoltre – ha poi sottolineato l’avvocato Delle Monache, difensore dell’imputato, nella sua arringa – non si riesce nemmeno a capire dove, come e quando sia avvenuta l’eventuale tentata estorsione che poi, come già sostenuto dal pm, non può essere definita tale per i motivi già spiegati”.
Il collegio dei giudici, presieduto da Eugenio Turco, Silvia Mattei e Rita Cialoni a latere, ha deciso di rimettere gli atti alla Procura che ora, qualora lo ritenga, deve ripartire da zero riformulando nuovamente l’accusa cambiando i reati contestati.
